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Comunicazione informativa ai clienti dei Servizi Pubblici non di linea

CO.TA.BO. - CO.SE.PU.RI. - SA.CA. - C.A.T. RADIOTAXI

invitano gli utilizzatori dei servizi pubblici di trasporto persone a prestare particolare attenzione

SE PER I VOSTRI SPOSTAMENTI UTILIZZATE IL SERVIZIO PUBBLICO NON DI LINEA, FATE ATTENZIONE A NON SERVIRVI DI CHI INFRANGE LA LEGGE

Capita sempre più spesso che autisti improvvisati si appostino alla ricerca di clientela fingendosi operatori regolari del servizio di noleg­gio con conducente. In realtà si tratta di soggetti spesso senza i necessari requisiti abilitativi e che nella maggior parte dei casi tenta­no di truffare gli ignari clienti. Oltre a questi abusivi totali, sono presenti sul territorio anche nume­rosi noleggiatori con autorizzazioni di altre Province e Regioni che, in violazione alle leggi esistenti, operano facendo intendere ad incon­sapevoli clienti che il loro comportamento sia legittimo. Sappiate che le leggi esistenti stabiliscono esattamente competenze e possibilità d'esercizio per chi si occupa di trasportare persone e anche limiti e regole chiari e precisi, a tutela degli utilizzatori di que­sti servizi e della loro sicurezza. Se per i Vostri spostamenti volete la garanzia del rispetto della lega­lità, utilizzate un Taxi oppure un noleggio con conducente che esponga sul parabrezza un logo ovale azzurro con la dicitura "AREA SOVRACOMUNALE BOLOGNESE" e avrete la certezza di non concor­rere ad infrangere le leggi esistenti.

Se avete bisogno di spostarvi, utilizzate chi rispetta le regole. Rivolgetevi a noi:

CO.TA.BO. - CO.SE.PU.RI. - SA.CA. - C.A.T. RADIOTAXI

 

ARTICOLO 85. SERVIZIO DI NOLEGGIO CON CONDUCENTE PER TRASPORTO DI PERSONE

1. Il servizio di noleggio con conducente per trasporto di persone è disciplinato dalle leggi specifiche che regolano la materia.

2. Possono essere destinati ad effettuare servizio di noleggio con conducente per trasporto di persone:

a) i motocicli con o senza sidecar;

b) i tricicli;

b-bis) velocipedi (1)

c) i quadricicli;

d) le autovetture;

e) gli autobus;

f) gli autoveicoli per trasporto promiscuo o per trasporti specifici di persone;

g) i veicoli a trazione animale.

3. La carta di circolazione di tali veicoli è rilasciata sulla base della licenza comunale d'esercizio.

4. Chiunque adibisce a noleggio con conducente un veicolo non destinato a tale uso ovvero, pur essendo munito di autorizzazione, guida un'autovettura adibita al servizio di noleggio con conducente senza ottemperare alle norme in vigore, ovvero alle condizioni di cui all'autorizzazione, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da €168,00 a € 674,00  e, se si tratta di autobus, da € 419,00 a € 1.682,00.   La violazione medesima importa la sanzione amministrativa della sospensione della carta di circolazione per un periodo da due a otto mesi, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.

4-bis. Chiunque, pur essendo munito di autorizzazione, guida un veicolo di cui al comma 2senza ottemperare alle norme in vigore ovvero alle condizioni di cui all'autorizzazione medesima e'soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 83,00 a € 329,00. Dalla violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria del ritiro della carta di circolazione e dell'autorizzazione, ai sensi delle norme di cui al capo I, sez. II, del titolo VI.

(1) Modifica introdotta con legge  21.2. 2014 n. 9 di conversione del DL. 23.12.2013 n. 145

ART. 86. SERVIZIO DI PIAZZA CON AUTOVETTURE CON CONDUCENTE O TAXI.

Comma 2. Chiunque, senza avere ottenuto la licenza prevista dall'articolo 8 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, adibisce un veicolo a servizio di piazza con conducente o a taxi è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.761 a euro 7.045. Dalla violazione conseguono le sanzioni amministrative accessorie della confisca del veicolo e della sospensione della patente di guida da quattro a dodici mesi, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI. Quando lo stesso soggetto è incorso, in un periodo di tre anni, in tale violazione per almeno due volte, all'ultima di esse consegue la sanzione accessoria della revoca della patente.

 

 

 

 

LEGGE DELEGA

 

REGOLAMENTAZIONE TAXI E NCC: MIT E MISE PROPORRANNO LEGGE DELEGA

16 marzo 2016

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Sarà istituito un tavolo tecnico con tutti i soggetti interessati

A seguito degli incontri intercorsi in questi giorni con gli operatori del trasporto pubblico locale non di linea (servizio taxi e servizio di noleggio con conducente), il  Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dello Sviluppo Economico proporranno al Senato, nel corso del dibattito sul DDL Concorrenza, di disciplinare il settore mediante lo strumento della legge delega, tenendo conto della regolazione e salvaguardia del servizio pubblico, del principio della concorrenza, della necessità di migliorare i  servizi ai cittadini, dell'evoluzione tecnologica del settore, della lotta all'abusivismo, di un migliore incontro tra domanda e offerta, del miglioramento del sistema di programmazione e organizzazione su base territoriale.

Sarà istituito un tavolo tecnico con tutti i soggetti interessati.

 

TAXI, PARLA DELRIO DOPO L’ACCORDO: «GLI AUTISTI RESTERANNO NELLE LORO ZONE. RESTA IL NO AL SISTEMA DI UBER POP»

22 febbraio 2017

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Parla il ministro dei Trasporti Graziano Delrio: «Non abbiamo ceduto alla piazza. Le sigle che abbiamo convocato hanno preso le distanze da quello che è successo». E sulla Raggi: «Un sindaco deve assumersi le sue responsabilità. Le licenze le danno i Comuni»

di Lorenzo Salvia

Ministro Graziano Delrio, lei dice che il governo non ha ceduto alla piazza. Ma è proprio così? L’accordo con i tassisti è arrivato alla fine di una giornata di scontri, bombe carta e tirapugni.

«Non abbiamo ceduto alla piazza. Le sigle che abbiamo convocato non erano in piazza e hanno preso le distanze da quello che è successo. Ci confrontiamo con chi vuole trovare una soluzione non con chi vuole incendiare il Paese».

Resta il fatto che i tassisti hanno ottenuto quello che volevano, non crede?

«Abbiamo lavorato a un obiettivo che serve al Paese. Una regolamentazione del settore ci vuole, a prescindere dalle proteste. Non possiamo andare avanti di proroga in proroga, di emendamento in emendamento. Noi aspettavamo la legge sulla concorrenza che delega il ministero a mettere ordine nel settore».

Ma è ferma da due anni.

«Appunto, abbiamo deciso di procedere lo stesso con un decreto che discuteremo con i sindacati dei tassisti, ma anche con sindaci e Regioni».

Aprirete a UberPop, l’app per gli autisti senza licenza?

«Mi sembra molto difficile. Ma non è questo il problema: già adesso non è ammesso».

Gli Ncc, le auto nere. Dovranno tornare al garage di provenienza dopo aver lasciato il cliente o potranno caricarne altri sul posto?

«Una differenza con i taxi deve rimanere. Gli Ncc potrebbero dover rientrare non nel garage di provenienza, ma nell’ambito territoriale ottimale».

Intende nella Regione in cui hanno preso la licenza?

«L’estensione della zona andrà discussa proprio con Regioni e sindaci. Ma il nodo della territorialità deve restare. Così come vanno rafforzati i controlli: se uno ha la licenza in un paesino delle Marche e poi lavora tutto il giorno a Milano, mi chiedo se è concorrenza o concorrenza sleale».

Ma ormai a fare concorrenza ai taxi sono tante cose, dal car sharing a BlaBlaCar. Non si ferma il vento con le mani.

«Certo, ma non è detto che tutto il vento nuovo faccia bene per forza. Siamo aperti all’innovazione, che in molti campi sta migliorando le nostre vite. Ma non è un bene a prescindere. Dipende da cosa fa, da come lo fa, dalle conseguenze. I fattorini in bici che portano le cene a casa per tre euro l’ora, per dire: sono innovazione o sfruttamento?».

Secondo lei?

«Appunto, nuovo non significa per forza meglio».

No alla rottamazione.

«(Ride) No a distruggere il lavoro delle persone senza farsi domande. Le piattaforme multinazionali non sono il bene assoluto. Vanno regolamentate, a partire dalle tasse: dovrebbero pagarle in Italia».

Ma sulla web tax è stato il governo Renzi a prendere tempo, dicendo che servono regole internazionali.

«Infatti ne parleremo al G7 di Bari, a maggio. Muoversi da soli non porterebbe risultati».

L’altro giorno in piazza con i tassisti c’era anche Virginia Raggi. Lei, che è stato sindaco, l’avrebbe fatto?

«No, un sindaco deve assumersi le sue responsabilità, non scaricarle sugli altri. Le licenze dei taxi le danno i Comuni non il governo. E un buon sindaco non carezza il pelo alla piazza, dando ragione a una categoria per volta. Semmai le scontenta un po’ tutte e poi trova la giusta mediazione. Proprio quello che stiamo facendo noi sui taxi».

Ma in caso di altri scontri?

«Diventerebbe una questione di ordine pubblico. A me non piace quando la polizia interviene in una manifestazione di lavoratori. Ma sarebbe inevitabile e quello che abbiamo deciso di fare insieme verrebbe messo in discussione».

Alitalia sciopera di nuovo: non c’è il rischio che la protesta si faccia più dura, sulla scia dei tassisti?

«Sapevamo già all’incontro con Calenda e Poletti che lo sciopero non era rinviabile. Ma avevamo trovato un atteggiamento di responsabilità dei sindacati su eventuali altri scioperi, davanti alla disponibilità dell’azienda a lavorare sul contratto nazionale. Occorre continuare in quel senso».

Ma davvero non teme un effetto imitazione?

«No perché, lo ripeto, non abbiamo ceduto alla piazza. Detto questo, non bisogna chiudere gli occhi davanti ai problemi della modernizzazione. Su alcune cose il capitalismo ha fallito: senza regole va a sbattere e noi con lui. Quello che ci vuole è un capitalismo temperato».

Ma non è così perché il governo viene percepito meno forte di prima e le proteste diventano più dure?

«Non credo. Il caso tassisti è nato con quell’emendamento al Milleproroghe. Senza non sarebbe successo nulla».

Sarebbe andata allo stesso modo con Renzi al governo o senza scissione del Pd.

«Ma dai. Non mischiamo cose che non c’entrano nulla».

 

Art. 53 (Delega al Governo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea)


1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministro dello sviluppo economico, previo parere della Conferenza Unificata sentite le associazioni di categoria comparativamente più rappresentative a livello nazionale e il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere una disciplina per gli autoservizi pubblici non di linea che provvedono al trasporto collettivo o individuale di persone che contribuisca a garantire il diritto alla mobilità di tutti i cittadini e che assicuri agli stessi una funzione complementare e integrativa rispetto ai trasporti pubblici di linea ferroviari, automobilistici, marittimi, lacuali e aerei;
b) adeguare l’offerta di servizi alle nuove forme di mobilità che si svolgono grazie ad applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti;
c) promuovere la concorrenza e stimolare più elevati standard qualitativi;
d) assicurare una miglior tutela del consumatore nella fruizione del servizio garantendo una consapevole scelta nell’offerta;
e) armonizzare le competenze regionali e degli enti locali in materia, al fine di definire comuni standard nazionali;
f) adeguare il sistema sanzionatorio per le violazioni amministrative, individuando sanzioni efficaci, dissuasive e proporzionate alla gravità della violazione, anche ai fini di contrasto di fenomeni di abusivismo, demandando la competenza per l’irrogazione delle sanzioni amministrative agli enti locali ed evitando sovrapposizioni con altre autorità.

2. Lo schema di decreto legislativo di cui al comma 1, corredato di relazione tecnica, è trasmesso alle Camere ai fini dell’espressione dei pareri da parte delle competenti Commissioni parlamentari, che sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione. Le Commissioni possono richiedere al Presidente della rispettiva Camera di prorogare di trenta giorni il termine per l’espressione del parere, qualora ciò si renda necessario per la complessità della materia. Decorso il termine previsto per l’espressione del parere parlamentare, o quello eventualmente prorogato, il decreto può essere comunque adottato. Il Governo, qualora non intenda conformarsi al parere parlamentare, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione perché su di esso sia espresso il parere delle competenti Commissioni parlamentari entro trenta giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, il decreto può comunque essere adottato in via definitiva.

3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, il Governo, con la procedura ivi prevista e nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al comma 3, può emanare disposizioni correttive e integrative del medesimo decreto legislativo.

4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, dovendosi provvedere con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente. In conformità all’articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, qualora il decreto legislativo di cui al comma 1 del presente articolo determini nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, il decreto stesso è emanato solo successivamente o contestualmente alla data di entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.

 

 

 

 

UBER  

 

«Uber è un modello di impresa che è un sogno per i capitalisti, incassare denaro lasciando che gli investimenti li facciano direttamente i lavoratori.

E' un modello insostenibile per una società civile, nessun pagamento dei contributi previdenziali significa la morte dello Stato con conseguenza della scomparsa del sistema pensionistico.

Entrare in un mercato pagando meno costi degli altri concorrenti incassando la differenza è concorrenza sleale.»

Giovanni Maggiolo

 

«La sharing economy non esiste. E' solo un ricatto camuffato d'affetto»

Rosaria Tavernese


CHI INVESTE IN UBER
[1]

Baidu

New Enterprise Associates

Lone Pine Capital

Valiant Capital Partners

Qatar Investment Authority

Glade Brooke Capital Partners

Menlo Ventures

Kleiner Perkins Caufield Byers

Summit Partners

Wellington Management

Fidelity Investiments

Goldman Sachs

Google Ventures

Tpg Growth

Microsoft Corporation

Arabian Investment Fund

BlackRock

[1] http://www.slideshare.net/

 

DOVE INVESTE BLACKROCK IN ITALIA [2] [3] 

 SOCIETÀ

 ORGANI D'INFORMAZIONE

 Banco Popolare

 

 Unicredit

 

 Banca Popolare di Milano

 

 Azimut Holding

 

 Intesa Sanpaolo

 gruppo RCS

 Telecom Italia

 

 Atlantia

 gruppo RCS

 Assicurazioni Generali

 

 Enel

 

 Eni

 

 Fca

 La Stampa, gruppo RCS, il Secolo XIX

 Mediaset [4]

 Canale 5, Rete 4, Italia 1, Mondadori, Il Foglio

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/BlackRock

[3] http://www.milanofinanza.it/news/con-eredita-barclays-blackrock-azionista-di-peso-in-mediaset-e-unicredit-10-200912101633334131

[4] http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/22/il-fondo-americano-blackrock-conquista-il-102-delle-torri-di-mediaset/1164536/

 

 

PRIMO GRADO - IL TRIBUNALE DI MILANO HA DELIBERATO DI BLOCCARE E INIBIRE IL SERVIZIO UBER-POP IN ITALIA

Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso presentato nell’interesse di tutta la categoria degli operatori taxi regolari dagli avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia, Giovanni Gigliotti e Alessandro Fabbi dello Studio Legale Pavia e Ansaldo disponendo quanto segue:

1) accerta la concorrenza sleale posta in essere ai sensi dell’art. 2598 n. 3 c.c. dalle società del Gruppo UBER nei confronti dei taxi;

2) inibisce in via cautelare ed urgente alle medesime l’utilizzazione sul territorio nazionale dell’app denominata UBER POP e comunque la prestazione di un servizio – comunque denominato e con qualsiasi mezzo promosso e diffuso – che organizzi, diffonda e promuova da parte di soggetti privi di autorizzazione amministrativa e/o di licenza un trasporto terzi dietro corrispettivo su richiesta del trasportato, in modo non continuativo o periodico, su itinerari e secondo orari stabiliti di volta in volta;

3) fissa a titolo di penale per il ritardo nell’attuazione dell’inibitoria la somma di € 20.000,00 per ogni giorno di ritardo a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla comunicazione della presente ordinanza;

4) dispone la pubblicazione del dispositivo del presente provvedimento per giorni trenta sulla home page del sito www.uber.com nella sua sezione dedicata al territorio italiano in firma leggibile e diretta (senza necessità di rinvio mediante ulteriori link) entro quindici giorni dalla comunicazione della presente ordinanza a cura ed a spese delle resistenti;

5) condanna le società del Gruppo UBER al rimborso delle spese di giudizio.

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SENTENZA TRIBUNALE MILANO VS. UBER BLACK

8 luglio 2015

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Il Tribunale di Milano-Sezione Prima Civile in data 6 luglio u.s. si è pronunciato in merito al ricorso presentato dal Comune di Milano contro una sentenza del Giudice di Pace con una sentenza CONTRO un NCC che lavorava per Uber Black e al quale era stato elevato un verbale di contestazione dagli agenti della Polizia Locale di Milano per violazione dell'art.85 C.d.S. perché "effettuava un servizio di noleggio con conducente senza attenersi alle disposizioni della licenza. Acquisiva un servizio al di fuori della rimessa." Il Tribunale annulla pertanto la sentenza del Giudice di Pace sostenendo che: "non può certo ritenersi, senza stravolgere il senso della normativa, oltre che il buon senso, che la sede operativa/rimessa sia l'i-phone e che Uber sia la segretaria che passa le chiamate. Piuttosto non può che sottolinearsi che, nell'attuale sistema normativo, che non è compito di questo giudice valutare, ma solo applicare, il sistema di noleggio con conducente nelle città in cui è operativo il servizio taxi, non può effettuarsi con le modalità della applicazione introdotta da Uber che lo assimila al servizio di radio-taxi. La richiesta di trasporto trasmessa dall'utente mediante l'app Uber è di fato del tutto assimilabile al servizio di radio-taxi da anni in uso a Milano. Tramite tale applicazione, infatti, l'utente richiede il servizio dal luogo in cui si trova e l'autista più prossimo, individuato attraverso un sistema di geolocalizzazione, si reca a prelevarlo per iniziare il trasporto, così di fatto realizzandosila medesima specifica modalità operativa del servizio di radio-taxi e così violando la norma che impone che, nel caso di noleggio con conducente, il trasporto individuale deve originare presso la sede del vettore e che vieta al conducente del servizio di NCC di sostare sulla pubblica via nell'attesa di clienti.

 

 

IL TRIBUNALE DI TORINO: "UBER POP FA CONCORRENZA SLEALE AI TASSISTI"

I giudici hanno anche disposto l'inibizione dell'ultilizzo dell'app su tutto il territorio nazionale.

22 marzo 2017

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Il Tribunale di Torino nella causa intentata da Uber contro le associazioni di categoria dei tassisti ha respinto il ricorso della multinazionale e ha dichiarato "la concorrenza sleale svolta" attraverso il servizio UberPop, inibendo "l'utilizzazione sul territorio nazionale dell'app". Lo hanno reso noto a Milano i rappresentanti delle associazioni dei tassisti. Due anni fa a Milano i giudici avevano disposto il blocco accogliendo il ricorso presentato dai tassisti.

I giudici della prima sezione civile torinese nella causa intentata dal gruppo statunitense contro le maggiori sigle sindacali e strutture economiche del settore taxi (rappresentate da un team di legali composto dagli avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia e Giovanni Gigliotti dello Studio Pavia e Ansaldo e dall'avvocato Alessandro Fabbi) hanno accertato e dichiarato "la concorrenza sleale svolta" da Uber con i "drivers reclutati attraverso il servizio già denominato 'UberPop' (o altro equivalente, comunque denominato)". Una delle richieste del gruppo era proprio quella di stabilire che Uber non compisse alcuna attività di concorrenza sleale, istanza però bocciata.

Il Tribunale, dunque, come si legge nella sentenza, ha inibito al gruppo l'uso dell'app per smartphone e, comunque, "la prestazione di un servizio - comunque denominato e con qualsiasi mezzo promosso e diffuso - che organizzi, diffonda e promuova da parte di soggetti privi di autorizzazione amministrativa e/o di licenza un trasporto terzi dietro corrispettivo su richiesta del trasportato, in modo non continuativo o periodico, su itinerari e secondo orari stabiliti di volta in volta".

La causa civile, durata circa un anno e mezzo, era stata intentata da Uber a Torino contro le sigle sindacali dei tassisti pochi mesi dopo che a Milano i giudici avevano deciso lo stop della app UberPop (la conferma del blocco era arrivata con una decisione del luglio 2015) per "concorrenza sleale". UberPop è uno dei servizi messi a disposizione dalla multinazionale americana e che permette a chiunque di fare il tassista senza licenza.

Il Tribunale di Torino ha anche condannato il gruppo Uber a rimborsare ai tassisti le "spese processuali". Domani, invece, si terrà alla nona sezione civile del Tribunale di Roma l'ultima udienza della causa intentata dai tassisti contro Uber per inibire su tutto il territorio nazionale anche il servizio denominato 'Uber Black' per concorrenza sleale.

 

 

 

 

CONSIGLIO DI STATO

 

parere 3586 del 23 dicembre 2015

  vai alla pagina

 

N. 02807/2016 REG.PROV.COLL. - N. 09096/2015 REG.RIC.

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsavvocati/ucmProxy

 

 

 

 

AUTORITA' DI REGOLAZIONE DEI TRASPORTI

 

L’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha inviato al Governo e al Parlamento un Atto di segnalazione sull’autotrasporto di persone non di linea (taxi, noleggio con conducente e servizi tecnologici per la mobilità), contenente proposte di modifica normativa della “Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea” del 15 gennaio 1992, n° 21

 

Atto di segnalazione al Governo e al Parlamento sull’autotrasporto di persone non di linea: taxi, noleggio con conducente e servizi tecnologici per la mobilità  483 KB 

Allegato 1 – Proposte di modifica della L. n. 21/92  505 KB  

Allegato 2 – Raffronto tra la disciplina vigente e quella che risulterebbe dalle proposte di modifica dell’Autorità  520 KB 

 

Audizione informale del 2 luglio 2015 del Presidente dell'ART Andrea Camanzi presso la X Commissione (Attività produttive, Commercio e Turismo) e la VI Commissione (Finanze) alla Camera dei Deputati in merito al DISEGNO DI LEGGE C. 3012 RECANTE “LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA”

scarica l'audizione  290 KB

 

 

CONTRODEDUZIONE

Alessandro Nordio

8 giugno 2015

L’Autorità è un termine autorevole che presuppone i requisiti di imparzialità, equidistanza e capacità di scelta equilibrata per tutti i soggetti sotto il suo controllo.

Regolazione è un termine che presuppone il requisito di essere capaci di individuare regole facilmente verificabili in modo oggettivo sul “campo” e non una mera elencazione di disposizioni sulla “carta”, di difficile se non impossibile attuazione.

La segnalazione della Autorità, ad una prima lettura, sembra lasciar trasparire la mancanza di tali requisiti che riteniamo essere fondativi per la sua costituzione.

Si mantiene il servizio taxi strettamente regolato e vincolato anche quando vi sembrano delle aperture (tariffe massime, riconoscimento del servizio pubblico erogato, ruolo delle Regioni) ma:

• non si individuano i criteri oggettivi di come determinare le tariffe massime lasciando ai Comuni/Regioni tale compito che per esperienza non avranno mai un approccio tecnico ma politico.

• non si individuano le adeguate risorse economiche per garantire il servizio pubblico riconosciuto lasciando ai privati l’onere e non si individuano risorse nei pur cospicui fondi TPL.

• L’apprezzabile tentativo di dare mandato alle Regioni di definire una nuova territorialità e programmazione si scontra con la totale mancanza di individuazione dei criteri oggettivi per raggiungere lo scopo lasciando le decisioni alle Regioni che sul punto hanno portato alla ingestibile situazione attuale.

A fronte di questo, per tutti gli altri servizi di trasporto invece vengono eliminate le norme:

• che prevedono la territorialità dei servizi compresa la non accettabile previsione di non ancorare il servizio NCC ad una rimessa fisica nella fase di attesa delle prenotazioni se non in modo formale e consentendo agli operatori una territorialità “virtuale” non controllabile.

• Per quanto concerne il cumulo di una licenza e di una autorizzazione la norma è scritta in modo incomprensibile, foriero di strumentalizzazioni e non tollerabile.

• Le STM non vengono indotte al rispetto del principio delle territorialità e delle norme di esercizio (turni e orari, tariffe, convenzioni tariffarie e sociali, trasporto disabili, ecc). Delegare alle STM le funzioni amministrative non è condivisibile e nemmeno consono al servizio pubblico erogato.

• Si omette completamente la possibilità di conoscere oggettivamente il numero di imprese e soggetti titolari su scala nazionale favorendo il mantenimento di fenomeni di elusione fiscale/contributiva.

• Manca il controllo sugli operatori di altri paesi comunitari e non.

• Non si interviene sul fenomeno delle navette di cortesia che provoca una grave distorsione del mercato.

• Si legalizza il servizio uberpop con una proposta al Governo, di una soluzione “libera tutti”. Questo a pochi giorni dalla sentenza di un Tribunale al quale si sono dovuti rivolgere i titolari per vedere riconosciute le proprie ragioni, in perfetta solitudine visto che Governo, Regioni e Comuni non sono intervenuti a sostegno di quel ruolo nel TPL sbandierato ma di fatto disatteso.

• Non si è valutato nemmeno il richiamo all’applicazione del Codice del Consumo e all’individuazione di un Codice Etico che soli possono portare ad una maggiore trasparenza del mercato individuando soggetti virtuosi per quanto concerne pubblicità ingannevole e rispetto della normative di settore.

• Si propone una norma palesemente in contrasto col Codice civile laddove si propone di dichiarare nulle clausole di tutela nel rapporto tra soci che si associano liberamente provocando una destrutturazione dell’attuale modello organizzativo che ha saputo interpretare le esigenze di operatori e utenti motivandone l’esigenza con i pochi esempi negativi pur eclatanti ma non rappresentativi delle eccellenze del settore.

• Per tutte queste ragioni si valuta il documento insufficiente in quanto interviene solo sui temi più semplici da affrontare, a danno di una sola parte del mercato (TAXI) e lasciando insolute tutte le altre questioni che da anni si trascinano e che creano distorsioni del mercato e concorrenza sleale coniugate alla crisi economica e all’aumento esponenziale dei costi e dell’imposizione.

Ricordiamo che si tratta di una segnalazione e non di un atto deliberativo e in tale ottica va letto, senza strumentalizzazioni ma con la consapevolezza di dover lavorare a lungo ed intensamente su questi temi per vedere riconosciute le nostre ragioni.

Nel contempo invitiamo i colleghi ad immaginare e delineare un futuro possibile e condiviso, elaborando progetti sostenibili in un contesto del mercato trasporto persone che sta mutando in modo sostanziale e innovativo.

L’Autorità con un sistema di rappresentazione distorta della realtà indica dati sul rapporto inversamente proporzionale tra incremento delle tariffe e dati ISTAT ma si tralascia che nel medesimo periodo considerato (2006-2014), gli aumenti dei costi settoriali dell'artigiano taxi (vedi dati CGIA sotto)

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dello Sviluppo Economico

 

ATTIVITA’ DI TAXI

I seguenti indici rilevano come i costi di esercizio dell’attività di tassista nel 2014, siano aumentati in maniera rilevante rispetto al 2006.

 

Costo del Carburante

Descrizione 2006 2014 Maggior costo euro %

Benzina (euro per 1.000 litri) 1.284 1.713 +429 +33,4%

Gasolio (euro per 1.000 litri) 1.164 1.610 +446 +38,3%

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dello Sviluppo Economico

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT

 

Costo per la manutenzione e riparazione dei mezzi di trasporto

NIC 2010=100

Indice dei prezzi 2006 2014 Var. % prezzi tra 2006 e 2014

Inflazione 92,8 107,4 +15,7

Manutenzione mezzi di trasporto 85,4 102,1 +19,6

Assicurazioni sui mezzi di trasporto 87,2 106,9 +22,6

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dello Sviluppo Economico

 

Pressione fiscale

Descrizione 2006 2014 Incremento in %

Pressione fiscale in % del PIL 40,2% 43,4% +3,2%

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dello Sviluppo Economico

 

Prelievo contributivo

Rispetto al 2006, nel 2014 gli imprenditori artigiani, a parità di reddito, sono soggetti a un maggiore prelievo contributivo INPS ai fini previdenziali

Contributi previdenziali tassista

Inps Gestione artigiani

Importi in euro

Descrizione 2006 2014 Maggior costo euro%

Contribuzione I.V.S. sul minimale di reddito 2.329 3.445 1.115 +47,9%

% di prelievo sulla prima fascia di reddito 0 0 +4,8%

% di prelievo sulla seconda fascia di reddito 0 0 +4,8%

alcuni esempi di reddito e prelievo previdenziale

Reddito 25.000€ 4.357 5.557 1.200 +27,5%

Reddito 30.000€ 5.227 6.667 1.440 +27,5%

Reddito 40.000€ 6.974 8.887 1.913 +27,4%

Reddito 50.000€ 8.814 11.147 2.333 +26,5%

Reddito 60.000€ 10.654 13.467 2.813 +26,4%

Reddito 80.000€ 14.334 18.107 3.773 +26,3%

Elaborazione: Ufficio Studi CGIA

 

Note

Per meglio comprendere la natura degli aumenti sul versante previdenziale della contribuzione INPS I.V.S. (invalidità, vecchiaia, superstiti) si sottolinea quanto segue:

a) Il reddito minimo annuo che l’INPS considera per calcolare il prelievo minimo INPS è passato da 13.345€ del 2006 a 15.516€ del 2014;

b) Il prelievo INPS è aumentato di 1 punto % sulla quota di reddito che eccede una determinata soglia da 39.297€ nel 2006 a 46.031€ nel 2014.

 

 

LA PROPOSTA DI MODIFICA NORMATIVA DELLA L. 21/92 DELL’AUTORITÀ DI REGOLAZIONE DEI TRASPORTI SI PONE FUORI DALLA COSTITUZIONE

Claudio Giudici

19 giugno 2015

Premessa

L’analisi sistematica delle proposte di modifica dell’articolato della legge quadro sul trasporto persone mediante autoservizi pubblici non di linea, fa emergere chiaramente l’assoluta distanza dell’A.R.T. da quelli che sono i principi fondativi del nostro ordinamento costituzionale: la tutela del lavoro e dei lavoratori (artt. 1 e 4 Cost.), la promozione dell’eguaglianza sostanziale (art. 3, 2° co. Cost.), il riconoscimento, la promozione e l’incremento della funzione sociale della cooperazione (art. 45, co. 1 e 2 Cost.), la tutela e lo sviluppo dell’artigianato (art. 45, co. 3 Cost.), il riconoscimento e la promozione del diritto dei lavoratori alla gestione delle aziende (art. 46 Cost.). Infatti, se su tutto questo si erge l’attuale l. 21/92, tanto da poter essere considerata un vero capolavoro e condensato di quello che era e dovrebbe ancora essere lo spirito del nostro Costituente, tutto questo, la proposta dell’A.R.T. va a smantellarlo.

L’approccio dell’A.R.T., infatti, è quello datato, di ispirazione liberal-ottocentesca – che la nostra Costituzione supera per via ontologica e teleologica – volto alla destrutturazione del settore taxi – proprio come già successo nell’ultimo ventennio col commercio al dettaglio – oggi caratterizzato dalla più ampia atomizzazione delle quote di mercato, dove ogni testa vale uno, ma che comunque è riuscito e riesce a produrre un’economia di scala col massimo livello di reinvestimento dei profitti in sviluppo tecnologico. Questo ultimo obiettivo, gli è possibile grazie al ricorso al modello cooperativistico promosso dal Costituente. Questa destrutturazione, così come promossa dall’A.R.T. è evidentemente finalizzata alla creazione di un diverso modello per il settore del trasporto persone, fatto di cumulo delle licenze e società di capitali. In sostanza, per esempio, un modello come quello già in uso in quegli Stati Uniti dove ha potuto così facilmente attecchire la nota multinazionale Uber. Quest’ultima, ha trovato terreno fertile in quel Paese, proprio grazie ad un modello che si è caratterizzato negli anni per bassa qualità, sfruttamento del lavoro a basso costo, bassa sicurezza per l’utenza. E ciò, proprio perché quel modello favorisce la concentrazione del margine operativo in poche mani – un margine operativo che per tali caratteristiche è complessivamente più basso rispetto al modello italiano – le quali tendono naturalmente a non reinvestirlo in qualità, tecnologia, formazione del personale. Insomma, ciò che propone l’A.R.T. non sono altro che le più radicali pratiche di matrice neo-liberista che da un ventennio almeno falliscono anche in Italia, sia sul fronte della qualità, che della produttività e dell’occupazione. E non manca di fare tutto ciò, proponendo l’istituzionalizzazione di una vera e propria forma di concorrenza sleale ex lege a discapito degli operatori del settore taxi.

scarica la controdeduzione di Claudio Giudici 173 KB

 

 

CRITICA ALLA DELIBERAZIONE DELL’AUTORITA’ SUI TRASPORTI

Maurizio Berruti

L’autorità sui trasporti ha deliberato il 21 maggio 2015 una modifica alla legge 21/92 per sostanzialmente, liberalizzare il servizio taxi dando una notevole sponda anche alle App che oggi sono state bandite in mezza Europa ed in altre nazioni mondiali. Ora questa proposta non ha carattere imperativo nei confronti del Parlamento, ma può costituire un valido supporto di chi politicamente da sempre vuole la distruzione del trasporto pubblico. Noi nello scritto che segue in questa e nelle altre pagine, ho evidenziato i punti sbagliati ed incostituzionali della stessa proposta.

Il trasporto pubblico, sia quello di linea che non (autobus, taxi, treni, etc.) nasce dalla necessità Costituzionale di garantire e facilitare la libera circolazione pubblica. Per fare questo si ha bisogno di un serie di servizi di trasporto che non possono essere a libero mercato e che sono controllati sia nell’offerta, che nel prezzo che determina le tariffe. Il controllo si estende anche sui titoli che deve avere l’autista, sia abilitativi che morali. Questo controllo è essenziale per tutelare gli utenti ed impedire eventuali distorsioni del mercato. Il servizio così concepito, esula dai normali standard dell’offerta privata entrando in una particolarità che obbliga la Pubblica Amministrazione ad interventi che tutelano il settore dal libero mercato collaterale.

• Per ottemperare ai dettami costituzionali, Il servizio taxi è riconosciuto come un servizio pubblico non di linea (legge n°. 21 del 15 gennaio 1992);

• ha una licenza d’esercizio;

• ha un prezzo amministrato dai Comuni;

• ha l’obbligo di effettuare il servizio per qualunque utenza, per qualsiasi destinazione e nelle 24 ore;

• il servizio taxi, è totalmente diverso dal trasporto per mezzo di noleggio da rimessa con conducente che ha una semplice autorizzazione;

• la Pubblica Amministrazione deve verificare e attuare gl’interventi per mantenere un giusto rapporto fra la domanda dell’utenza e l’offerta del numero di taxi. Controllare le tariffe per una equilibrata remunerazione che deve rimanere uguale per tutta l’utenza ed in qualsiasi occasione della giornata e per qualsiasi evento;

• la Pubblica Amministrazione deve attuare ogni provvedimento per facilitare l’utilizzo del taxi (corsie, parcheggi, telefoni, etc.);

• la Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di controllare che il titolare di licenza taxi o chi esercita il servizio, abbia tutti i requisiti previsti dalle leggi, sia in materia di abilitazioni, permessi, iscrizioni in albi professionali, che in materia di leggi sul rapporto di lavoro o di gestione;

• il titolare della licenza taxi, può organizzarsi in una delle figure giuridiche previste dalla legge 21/92;

• i controlli sulla regolarità delle figure giuridiche e sulle persone fisiche, sono proprie solo degli enti pubblici, del tribunale, delle Camere di Commercio, degli organi di controllo del Ministero del Lavoro;

L’eliminazione dei vincoli di controllo sul servizio taxi, elimina la possibilità di garantire all’utenza pubblica un servizio controllato, sicuro, continuo nelle 24 ore e fornito anche in aree a domanda debole. Eludendo i dettami costituzionali, si trasforma il servizio da pubblico controllato in ogni sua parte dalla P. A., a servizio privato che risponde esclusivamente alle convenienze del mercato e non a quelli dell’utenza pubblica.

 

URITAXI E UNICA TAXI CGIL PRESENTANO DIFFIDA CONTRO UBER

10 settembre 2015

Oggi il nostro vero nemico è l’Authority dei Trasporti, che ha armato Uber e che va affrontata nel modo più duro per comprendere ed avere la prova del perché ha accettato di spingersi fino a predisporre e presentare alla Camera quegli emendamenti che poi, giustamente, la Commissione ha bocciato.

Il potere legislativo è del Parlamento e del Governo e non dovrà mai più accadere che un’Autorità “indipendente” si arroghi il diritto di esercitarlo a favore, oltretutto, di capitali stranieri. Vogliamo e pretendiamo quella chiarezza e quella trasparenza che fino ad oggi l’Authority ci ha negato.

Ricorriamo per questo aspetto all’Autorità Giudiziaria, ma siamo anche pronti a manifestare tutta la nostra rabbia contro l’arroganza di un Potere dello Stato che non può essere lasciato libero di fare quello che ha fatto senza che si accerti su quali presupposti e perché lo ha fatto. Vigileremo, comunque, il successivo iter del Decreto Competitività e se in Aula gli emendamenti verranno ripresentati, reagiremo con altrettanta durezza e fermezza rispetto a quella che andremo a dimostrare di fronte all’Authority.

Nel frattempo, vogliamo colpire al portafoglio il nostro avversario, perché dopo UberPop, anche UberBlack è stato dichiarato illegittimo con la sentenza n. 8359/15 ottenuta a fine luglio dal Comune di Milano, con cui il Tribunale ha dichiarato la illegittimità anche del sistema UberBlack, ma che Uber però sta ancora massivamente pubblicizzando e rafforzando su Roma, reclutando anche noleggiatori con autorizzazioni emesse da altri Comuni, in vista del Giubileo.

URI, URITAXI e  UNICA CGIL, hanno  provveduto ad inoltrare a Uber la diffida a desistere, immediatamente, dall’iniziativa manifestando, in difetto, la volontà di procedere alla richiesta di risarcimento di tutti i danni, comunque quantificati e di qualsivoglia genere e natura, subiti e subendi dai tassisti titolari di licenza rilasciata dal Comune di Roma ed operanti sul territorio della Capitale. Nella speranza che così Uber distribuirà in futuro euro ai tassisti che lavorano nel rispetto delle leggi, anziché euro ai soci americani che lavorano per far cambiare le leggi”.

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AUTORITA'GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO

 

SENATO DELLA REPUBBLICA X COMMISSIONE – INDUSTRIA COMMERCIO, TURISMO

AUDIZIONE DEL PRESIDENTE DELL’AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO GIOVANNI PITRUZZELLA nell’ambito dell’istruttoria legislativa sul disegno di legge n. 2085 recante “Legge annuale per il mercato e la concorrenza”

Roma 28 ottobre2015

... Ancora in materia di turismo e servizi di trasporto, merita di essere evidenziato come il disegno di legge non preveda alcuna disposizione tesa a regolamentare la delicata questione dei rapporti tra servizio taxi, NCC e nuove piattaforme di connessione tra domanda ed offerta di mobilità. L’Autorità, nella sua ultima segnalazione ai fini della legge annuale per la concorrenza, ha formulato alcune proposte di modifica della legge n. 21 del 1992, che regolamenta il settore dei trasporti non di linea, allo scopo di abolire gli elementi di discriminazione competitiva tra servizio taxi e attività di noleggio con conducente (NCC), in una prospettiva di piena sostituibilità tra i due servizi. Più in particolare, l’Autorità ha auspicato l’abrogazione delle limitazioni territoriali previste per l’esercizio del servizio di NCC, formulando altresì valutazioni di carattere generale sulla legge n. 21 del 1992, volte a rimarcare come “l’inadeguatezza del complesso delle norme vigenti emerga anche in considerazione delle nuove possibilità offerte dalle piattaforme di comunicazione on-line tra utenti e operatori NCC e taxi, che agevolano la comunicazione tra domanda e offerta di mobilità, consentendo un miglioramento della mobilità di offerta di trasporto di passeggeri non di linea, in termini sia di qualità sia di prezzi”.

A distanza di circa un anno dalle considerazioni svolte dall’Autorità, l’attualità delle tematiche non è venuta meno; anzi le ragioni per una sostanziale modifica normativa che tenga conto del mutato quadro sono ancora più pressanti. Da un lato, si deve registrare il fatto che alcune amministrazioni comunali continuano ad emanare regolamentazioni volte ad introdurre ostacoli territoriali all’operatività degli NCC; dall’altro, sono ancora numerosi i casi di interventi di amministrazioni comunali e/o di atti costitutivi di cooperative di tassisti che disciplinano l’organizzazione e lo svolgimento dei servizi (turni, adesione al servizio radiotaxi, ecc.), secondo modalità non conformi ai principi antitrust. Data questa situazione di contesto generale, il disegno di legge per la concorrenza attualmente in discussione rappresenta una occasione unica per modificare in un’ottica pro-concorrenziale la normativa sui servivi di trasporto pubblico non di linea; e le proposte di modifica alla legge n. 21 del 1992 formulate dall’Autorità, finalizzate alla piena sostituibilità del servizio taxi e NCC, sono ancora attuali e si ripropongono nella loro interezza. In questo quadro, peraltro, si sono recentemente innestate le problematiche legate all’affermarsi delle nuove piattaforme tecnologiche per la mobilità non di linea, rendendo così ineludibile una novella normativa volta a una regolamentazione di queste nuove figure (piattaforme on line per smartphone e tablet ed autisti non professionisti). Vanno in merito evidenziati gli evidenti benefici concorrenziali e per i consumatori finali derivanti da una generale affermazione delle nuove piattaforme di connessione fra domanda e offerta di servizi di mobilità non di linea. L’utilizzo di questi strumenti, attraverso un più efficiente uso della capacità di offerta di servizi di mobilità presente in un dato contesto urbano, consente una maggiore facilità di fruizione del servizio di mobilità, una migliore copertura di una domanda spesso insoddisfatta, una conseguente riduzione dei costi per l’utenza e, nella misura in cui disincentiva l’uso del mezzo privato, un decongestionamento del traffico urbano, con un miglioramento delle condizioni di offerta del servizio di trasporto pubblico di linea e di circolazione del traffico privato. In particolare, con riferimento a quelle tipologie di servizi che mettono in connessione tra loro domanda di mobilità e autisti non professionisti, l’Autorità intende ribadire, in questa sede, la necessità dell’adozione di una regolamentazione minima di questo tipo di servizi, alla luce dell’esigenza di contemperare i diversi interessi in gioco, tutti meritevoli di tutela: concorrenza, sicurezza stradale e incolumità dei passeggeri, anche definendo un “terzo genere” di fornitori di servizi di mobilità non di linea (in aggiunta ai taxi e agli NCC), ovvero piattaforme on line che connettono i passeggeri con autisti non professionisti.

Come già evidenziato nella audizione alla Camera sul disegno di legge concorrenza, la regolamentazione dovrebbe essere il meno invasiva possibile, limitandosi a prevedere una registrazione delle piattaforme e l’individuazione di una serie di requisiti e obblighi per gli autisti. In questo contesto, appare necessario evitare soluzioni che, pur rappresentando una apertura a questi servizi, ne potrebbero sancire, di fatto, una operatività ridotta, non in grado di aumentare la concorrenza sui servizi di mobilità non di linea.

Ad esempio, non andrebbero previsti rigidi massimali alle ore di lavoro degli autisti non professionisti delle piattaforme on line, che di fatto rappresentano forme di compensazioni implicite per i soggetti gravati da obblighi di servizio pubblico (i soggetti dotati di licenza taxi). Soluzione certamente preferibile sotto un profilo della concorrenza sarebbe prevedere una piena libertà di orario per gli autisti non professionali delle piattaforme, a fronte di forme di compensazioni esplicite per i soggetti gravati da obblighi di servizio pubblico.

Il disegno di legge concorrenza non contiene disposizioni specifiche né in tema di società pubbliche, né con riferimento alla disciplina dei servizi pubblici locali, settori che rappresentano uno snodo cruciale per il rilancio dell’economia. Tuttavia, la scelta di non trattarlo nel disegno di legge concorrenza appare legata alla decisione di trattare tale importante settore in maniera più ampia nell’ambito di altri provvedimenti, tra cui la recente legge n. 124/15 (c.d. Legge Madia), che sembra andare nella direzione auspicata dall’Autorità.

Alla luce delle considerazioni svolte, l’approvazione parlamentare del disegno di legge può rappresentare un’importante spinta all’apertura dei mercati e all’aumento della competitività. Vi sono indubbiamente margini di miglioramento, che confido il Parlamento potrà attentamente valutare nel corso dell’iter di approvazione.

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OSSERVAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA 10ª COMMISSIONE SEN. MASSIMO MUCCHETTI (PD)

  vai alla pagina dal minuto 71.12

...e vado al tema trasporto locale, so che fra le anime "bennate"(?) difendere i tassisti è l'equivalente di essere ottocenteschi, però l'ottocento è stato un grande secolo, e allora io mi dico: noi abbiamo una grande falsa coscienza, noi Stato, perché i tassisti operano con licenza, che sono di proprietà pubblica, ma che vengono scambiate fra di loro a prezzi importanti, eh.. gli altri no, ma sono licenze pubbliche. Perché noi facciamo un editto che, in se è giusto, io sono d'accordo, che azzera un valore di una transazione mica tanto bella, mica tanto pulita, mica tanto legittima perché si ci scambia un oggetto che è di proprietà di un altro, ma su cui lo Stato lucra le tasse sulla plusvalenza... e quindi in qualche modo... non è bella questa storia qui e allora mi domando: non sarebbe il caso, quando si affrontasse questo tema di stabilire un livello parificato per tutti per cui chi esercita il trasporto, lo faccia come taxi, come ncc o come uber fa lo stesso esame per la sicurezza dei trasportati, se c'è una licenza, paga la stessa licenza allo stesso ente?cioè.. e paga le stesse imposte, perché qui c'è un tema antitrust che è quello fiscale, su cui noi non ragioniamo, per cui anch'io sono abbastanza in sintonia con il Senatore Schifani quando dice: ma è proprio necessario farla tutti gli anni la legge (sulla concorrenza. ndr), farla ogni due o tre anni, ma un po' robusta, cioè, oggi noi abbiamo che uno dei meccanismi attraverso i quali c'è una concorrenza: tu fai i prezzi meglio di un'altro e ti pappi pezzi di mercato, è perché tu non paghi le tasse in Italia e ne paghi poche nel paradiso fiscale da cui parte tutto il marchingegno. Questo tipo di concorrenza fiscale... come quaglia con la politica della concorrenza? perché noi fino all'altro ieri abbiamo detto che questo era il sistema dei Paesi l'un l'altro, ma fin che questo avviene tra Paesi simili: La Francia, l'Italia, la Germania, la Spagna, la Polonia, abbiamo tutto un sistema di welfare, un sistema di costi, chi è più bravo farà pagare un po' meno tasse, ma, quando poi tu muovi tutto dall'Irlanda o dall'Olanda o da qualche altro Paese che fa il paradiso fiscale dentro la UE, beh!, questo distorce molto la concorrenza e quindi mi domando se da questo punto di vista non valga la pena prima di fare dei passi di azzerare i vantaggi indebiti. Grazie.

 

ANTITRUST O ANCELLA DELLE MULTINAZIONALI?

L’Autorità Antitrust esprime giudizi che di fatto non possono essere che catalogati al servizio di una specifica multinazionale.

Non può che essere questo il giudizio su un comunicato emesso dalla stessa in relazione ad una risposta resa dal Presidente Pitruzzella al Ministero dell’Interno.

Il Presidente Pitruzzella si schiera in favore della disapplicazione della Legge Quadro taxi e esprime auspici ed indicazioni per una modifica delle norme, modifica che risponde oggettivamente agli interessi della multinazionale UBER.

Non solo si sorvola sulle innovazioni tecnologiche introdotte negli anni dalle cooperative taxi , non solo si indica di destrutturare e non applicare una Legge della Repubblica Italiana pienamente in vigore ma lo si fa , pur essendo una autorità tecnica, senza realizzare alcun studio della materia e di fatto irridendo ad ogni e qualsiasi argomento e ragione che le categorie di lavoratori che operano nel settore possono portare a sostegno delle loro tesi.

Tutto ciò e’ gravissimo e spinge a vanificare un confronto vero e scientificamente corretto.

E se il rifiuto di un confronto serio persiste occorrerà che il complesso delle organizzazioni sindacali dei tassisti italiani prenda atto di questa posizione e risponda con ogni argomento e mezzo teso a realizzarlo

Roberto Cassigoli

 

PITRUZZELLA INDAGATO PER AVER FALSATO UN ARBITRATO. GIP: NO ALL'ARCHIVIAZIONE

È tra i candidati alla Consulta. Ipotesi di corruzione in atti giudiziari, altri tre inquisiti. Tre settimane fa la nuova richiesta di archiviazione presentata dalla Procura è stata nuovamente respinta dal gip. Legale del professore: "Assoluta liceità condotta"

di Giovanna Vitale e Alessandra Ziniti

28 novembre 2015

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Un vecchio lodo arbitrale tra due università siciliane, un'accusa di corruzione in atti giudiziari, un'udienza camerale fissata per la prossima settimana che potrebbe portare ad una imputazione coatta. Alla vigilia della seduta congiunta delle Camere che martedì 1° dicembre dovrebbe sbloccare l'impasse e portare all'elezione dei tre nuovi giudici della Corte Costituzionale, dal palazzo di giustizia di Catania viene fuori un'inchiesta che rischia di complicare le cose per Giovanni Pitruzzella, uno dei candidati della terna che non ha ottenuto il quorum nella scorsa votazione ma che dovrebbe essere riproposta (oltre a Pitruzzella, Augusto Barbera e Francesco Paolo Sisto).

Corruzione in atti giudiziari è l'ipotesi di reato per la quale Pitruzzella, dal 2011 presidente dell'Antitrust, è iscritto nel registro degli indagati della Procura di Catania dopo che il presidente dell'ufficio gip Nunzio Sarpietro ha rigettato la richiesta di archiviazione con la quale il pm Valentina Grosso aveva chiuso l'indagine nata nel 2008 da un esposto anonimo che indicava i presunti retroscena del lodo arbitrale per risolvere il contenzioso tra l'Università Kore di Enna e l'Ateneo di Catania.

Quest'ultimo, dopo aver fornito per sei anni personale e know how per l'attività didattica del quarto polo universitario siciliano, non aveva mai incassato il compenso stabilito. Nel 2008, a fronte di una cifra richiesta da parte dell'Università di Catania di 25 milioni di euro, il collegio arbitrale deliberò (a maggioranza) un risarcimento simbolico di 100.000 euro.

A votare a favore furono Pitruzzella, arbitro scelto dalla Kore, e il presidente del collegio, l'allora avvocato dello Stato Giuseppe Di Gesu. Contro, naturalmente, votò il terzo arbitro scelto dall'Università di Catania, Giuseppe Barone. Qualche tempo dopo, alla Procura di Catania arrivò un esposto anonimo nel quale si segnalava che, praticamente in coincidenza con l'avvio del lodo, la Kore di Enna aveva dato alla figlia di Di Gesu, appena laureata e senza alcun titolo accademico, un importante incarico come docente di tre materie importanti, diritto internazionale, diritto pubblico e diritto privato.

Le indagini, delegate alla Digos della questura di Catania, accertarono che la figlia del presidente del collegio arbitrale era una docente della Kore ma per più di sei anni il fascicolo (contro ignoti e con l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio) rimase a languire.

Fino ad alcuni mesi fa, quando la Procura presenta una richiesta di archiviazione per prescrizione. Richiesta respinta dal presidente dei gip Sarpietro che rimanda le carte in Procura con l'indicazione di procedere non per abuso d'ufficio ma per corruzione in atti giudiziari nei confronti di quattro persone: Di Gesù, Pitruzzella, l'allora presidente del Consorzio ennese universitario Giuseppe Petralia e Carlo Comandè, il legale che nel lodo arbitrale rappresentava la Kore ma che, nella sua qualità di avvocato dello studio legale Pitruzzella, aveva un rapporto particolarmente stretto con uno degli arbitri.

Insomma, l'ipotesi dell'accusa è che in cambio di una decisione totalmente favorevole alla Kore, il presidente del collegio abbia ottenuto l'assunzione della figlia votando in sintonia con Pitruzzella a favore della tesi sostenuta dal legale che faceva parte dello studio del'arbitro nominato dalla Kore.

Tre settimane fa la nuova richiesta di archiviazione presentata dalla Procura è stata nuovamente respinta dal gip, che ha convocato per il 4 dicembre l'udienza camerale nella quale potrebbe decidere l'imputazione coatta.

Legale: "Assoluta liceità condotta".  "L'indagine della Procura di Catania ha per oggetto fatti compiutamente realizzatisi quasi otto anni orsono. Per la terza volta il pm chiede l'emissione del decreto di archiviazione. Con fiducia attendiamo le valutazioni del gip, al quale forniremo ogni ulteriore elemento che possa certificare l'assoluta liceità della condotta del professor Pitruzzella che la stessa indagine non ha mai messo in discussione", ha dichiarato l'avvocato Nino Caleca, difensore del presidente Antitrust. "Sono sicuro - puntualizza il legale del presidente dell'Antitrust - che al termine della preliminare verifica giurisdizionale non potranno che essere condivise le conclusioni del pm". "Si precisa, inoltre - conclude - che a suo tempo il lodo arbitrale in questione è stato approvato all'unanimità dai tre componenti del Collegio ed è stato confermato sia dalla relazione tecnica del Ministero della Pubblica Istruzione sia dalla Corte d'Appello di Catania".

Bene bene

 

 

 

 

ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI

 

UBER POP VIETATO IN ITALIA PER CONCORRENZA SLEALE. MOVIMENTO CONSUMATORI CON UN ESPOSTO ALL'ANTITRUST AVEVA CHIESTO DI INDAGARE SU PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE.

26 maggio 2015

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Il Tribunale di Milano, accogliendo il ricorso presentato dai tassisti per concorrenza sleale, ha disposto su tutto il territorio nazionale il blocco di Uber Pop, uno dei servizi messi a disposizione dalla app Uber, con inibizione dalla prestazione del servizio.

Movimento Consumatori, ravvisando pratiche commerciali scorrette nell’esercizio dell’attività Uber Pop, il 26 marzo scorso aveva depositato un esposto all’Antitrust per indagare sul servizio Uber Pop in particolare, per la promozione in Italia di un’attività vietata dalla normativa sui taxi, per pubblicazione di informazioni ingannevoli sulla sicurezza e affidabilità del servizio e per l’adozione di clausole vessatorie e illecite e attende l’avvio del procedimento.

“In un’ottica di riduzione delle tariffe – afferma Marco Gagliardi, responsabile settore trasporti di Movimento Consumatori – le nuove tecnologie possono e dovranno essere utilizzate da chi ha una licenza regolare per svolgere il servizio Taxi. Chiediamo ai tassisti di salvare ciò che di buono c’è nell’intuizione di Uber, modernizzando la prenotazione e la gestione del servizio e alle istituzioni di attivarsi per salvaguardare il servizio pubblico, rendendolo accessibile alle tasche di tutti”.

Per Movimento Consumatori è essenziale che queste nuove forme economiche di trasporto “alternativo” vengano monitorate per distinguere tra nuove tipologie di business (che come tali devono rispettare tutte le normative vigenti) e forme di economia collaborativa e mutualistica non indirizzate esclusivamente al profitto. I casi che si stanno delineando ultimamente sono quelli di concentrazione di grandi player e big della Rete uniti a grandi capitali che nulla hanno a che vedere con la sharing economy.   

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ABUSIVISMO NEL MONDO

 

  AL PARLAMENTO EUROPEO SCONTRO TRA UBER E TASSISTI

Alfonso Bianchi

21 dicembre 2015

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Acceso dibattito tra il rappresentante dell’azienda e quelli delle associazioni di categoria in un’audizione in commissione Trasporti. Cramer (Verdi): “La concorrenza deve essere leale”

Bruxelles – Un clima da tribunale, come definito da alcuni degli stessi partecipanti, e posizioni diametralmente opposte che non riuscivano assolutamente a trovare una sintesi. Al Parlamento europeo si è svolto un acceso dibattito tra il rappresentante di Uber in Europa e quelli dei tassisti. La commissione Trasporti ha organizzato un’audizione per provare ad affrontare il tema che da mesi, tra strade, parlamenti e tribunali, sta infuocando il dibattito in Europa: Uber è un’applicazione di economica condivisa o un programma che permette di svolgere da abusivi il mestiere del tassista?

“Trovo positivo che si discuta non sul ‘se’ ma sul ‘come’ Uber deve svilupparsi in Europa”, ha affermato Mark McGann, il responsabile per l’Europa dell’azienda, secondo cui Bruxelles “deve ammodernare il suo quadro normativo tenendo presente il lavoro delle aziende innovative come noi o anche AirBnb”. McGann ha affermato che Uber “non è un’azienda di trasporti ma una piattaforma digitale che permette i trasporti”. La definizione non è secondaria perché proprio su questo punto si basano diversi contenziosi legali in giro per l’Europa e sul tema è attesa una sentenza della Corte di giustizia dell’Ue l’anno prossimo. L’azienda è presente in 23 Stati europei ma è stata bloccata in Paesi come Italia, Germania, Spagna e Belgio in seguito alle proteste dei tassisti, e alle cause da loro intentate.

“Le norme valgono per tutti, la concorrenza si basa su questo”, e perciò “bisogna opporsi con tutti gli strumenti legali possibili a Uber e tutte le altre applicazioni che non rispettano le regole”, ha chiesto Roberto Parrillo a nome della Federazione dei lavoratori europei dei trasporti. Per Parrillo si deve distinguere tra economia condivisa e business, e capire che Uber “è business”, è un’azienda che fa profitti ma che invece di rispettare le regole che rispettano gli altri “cerca di imporre le proprie regole fino a quando i politici o i tribunali non la fermano”, e per questo “Uber dovrebbe essere vietato in tutta Europa”. “I loro autisti non sono certificati e professionali”, ha aggiunto Michael Nielsen della International Road Transport Union, che ha accusato Uber di “non assumersi alcuna responsabilità” e di voler “lavorare come un tassista privato senza però dare le stesse garanzie di sicurezza”.

“Ogni veicolo è assicurato privatamente e se succede incidente e l’autista non copre i danni al passeggero Uber ha una polizza generale assicurativa che rispetta i regimi di ogni Paese”, ha assicurato McGann che ha spiegato anche che “l’80% dei guadagni di ogni viaggio viene dato all’autista che in Francia ad esempio è registrato come lavoratore autonomo”, e in quanto tale paga le sue tasse, così come le paga l’azienda “che è registrata nei Paesi Bassi di cui rispetta le leggi”.

Piuttosto dalla parte dei tassisti gli eurodeputati, la maggior parte dei quali hanno criticato quella che ritengono essere la slealtà del servizio che non rispetterebbe le regole come le altre aziende, pur sottolineando la necessità di sostenere i servizi innovativi. “La concorrenza deve essere leale e non sleale, le condizioni devono essere uguali”, ha sintetizzato il presidente della commissione Trasporti, Michael Cramer del Verdi che in attesa di un giudizio definitivo dell’esecutivo comunitario ha chiesto che si lavori a una normativa Ue “che serva da garanzia e consenta al servizio, se potrà continuare ad esserci, di non dover essere presente solo in alcune città e in altre no”.

 

CASO UBER ARRIVA A CORTE UE

Deciderà se è concorrente taxi o servizio digitale

21 luglio 2015

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Il caso Uber arriva alla Corte di Giustizia Ue. Un giudice spagnolo ha chiesto alla Corte di esprimersi su alcune questioni alla base della 'guerra' in atto tra il servizio di taxi privato e molti Stati Ue, come ad esempio se si tratti di un 'mero' servizio di trasporto oppure di un fornitore di servizi digitali. La differenza determinerà il futuro di una delle app più amate, visto che se la Corte Ue dovesse stabilire che si tratta di un fornitore di servizi, cadrebbe la concorrenza con i tassisti.

L'annuncio dell'interessamento della Corte di Giustizia Ue è stato fatto oggi da uno dei suoi dirigenti, Mark MacGann, durante una teleconferenza con i giornalisti. MacGann ha spiegato che il giudice del Tribunale di Barcellona si è rivolto alla Corte nell'ambito di un ricorso presentato contro Uber dal maggior operatore di taxi della città. "Questo significa che la Corte del Lussemburgo ora stabilirà se le regole nazionali che al momento si applicano ai servizi digitali come Uber sono legali e appropriate in base alla legge Ue", ha detto il dirigente.

Alla Corte è stato espresso un parere su diversi punti: se Uber è una mera attività di trasporto oppure un fornitore di servizi digitali; se, come 'service provider', ricade sotto le direttive e-commerce e la direttiva servizi (in tal caso avrebbe una maggiore libertà di azione che oggi gli viene negata in quei Paesi dove il servizio è stato chiuso, Italia compresa). La Corte ora ascolterà anche i pareri nazionali, quindi la sentenza non è attesa prima dell'autunno 2016.

 

TAXI, UBER E BLABLACAR, LEGALI ITALIANI INCARICATI STUDIO UE - STUDIO GRIMALDI STUDIERÀ NUOVO TRASPORTO URBANO DI PERSONE

22 ottobre 2015

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Lo studio legale italiano Grimaldi realizzerà per conto della Commissione europea uno studio sul trasporto urbano di persone, dai mezzi più tradizionali come i taxi alle nuove app come Uber o di carsharing come Blablacar.

Lo studio analizzerà la legislazione europea in materia di taxi e di altre forme di sharing economy applicate al trasporto urbano nei 28 Stati membri e fornirà delle raccomandazioni alla Commissione per futuri interventi legislativi. Lo studio si concluderà nei primi mesi del 2016.

Francesco Sciaudone e Simona Frazzani dello studio legale Grimaldi, evidenziano come "l'innovazione che deriva dall'applicazione della sharing economy e delle nuove tecnologie alla mobilità urbana e il loro impatto su attività più tradizionali come taxi e trasporto pubblico richiedono un'attenta analisi giudica perché si tratta di fenomeni che incidono e incideranno sempre più sulla vita quotidiana di un numero assai elevato di persone". Ad oggi non esiste una normativa europea uniforme per quanto riguarda le nuove forme di trasporto individuale come Uber o Blablacar.

 

  DI NUOVO UN FIASCO IN TRIBUNALE: UBER RESTA VIETATO A BERLINO

16 aprile 2015

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L'alto tribunale amministrativo di Berlino-Brandeburgo ha confermato il divieto per l'app Uber. Una conclusione non più appellabile. Per Uber le cose, a Berlino, si fanno molto serie.

La controversa impresa americana Uber non potrà più offrire a Berlino i suoi servizi UberBLACK e UberPOP. Il tribunale amministrativo di Berlino-Brandeburgo ha confermato la sentenza del tribunale di prima istanza dello scorso settembre. Il tribunale amministrativo ha comunicato che tale decisione non è impugnabile.

A Berlino, capitale del quarto paese industrializzato al mondo, U e' stato chiuso definitivamente. In Germania, chi non osserva la legge, viene fermato dalla magistratura. Siamo tutti berlinesi!

 

  LA MAGISTRATURA OLANDESE METTE SOTTO INCHIESTA UBER

17 aprile 2015

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I procuratori olandesi hanno aperto un'indagine di natura penale su Uber in quanto continua a fornire un servizio di taxi illegale in violazione di un ordine del tribunale.

E' stata l'ultima battuta d'arresto per il servizio taxi, il quale è stato vietato in molti paesi europei negli ultimi mesi.

Nel mese di dicembre, un tribunale olandese ha vietato UberPop per il fatto che ha violato le leggi di autorizzazione per conducenti professionali e ne ha ordinato la chiusura pena 100.000 € di  multa.

I magistrati olandesi che hanno ordinato un'irruzione negli uffici di Uber a marzo, hanno detto che stavano iniziando un'indagine dopo che la polizia di Amsterdam aveva fermato decine di autisti che offrivano servizi illegali di taxi.

"L'azienda Uber è ora indagata, ciò significa che un verrà avviata un'indagine preliminare per raccogliere prove sul fatto che Uber sta fornendo trasporto illegale su base commerciale."

La polizia olandese ha multato 23 conducenti Uber di € 1.500 per lo svolgimento della professione di tassista senza licenza

 

 

UBER SENZA FUTURO IN EUROPA. ANCHE I GIUDICI FRANCESI BLOCCANO L'APP

23 settembre 2015

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La Corte Costituzionale francese, la più alta corte del Paese, ha confermato il divieto sul territorio transalpino di utilizzare l’applicazione UberPOP che consente di mettere in relazione clienti con i conducenti non regolari di taxi. A nulla sono quindi valsi i tentativi della compagnia statunitense che si difendeva puntando sulla libertà di commercio.

Uber aveva sospeso l’applicazione lo scorso luglio su tutto il territorio francese dopo diversi giorni di violente proteste da parte dei tassisti regolari che oggi si sono visti dare ragione dalla Corte. Si tratta dell'ultima conferma del fatto che l'Europa non ama Uber. Uber è stata vietata già in Spagna, Italia e Germania.

In Francia la società si era concentrata, visti i problemi giuridici, sul trasporto professionale con vetture con autista. Ma neppure qui si è salvata. La decisione dei giudici potrebbe anche avere conseguenze sul processo che inizierà la settimana prossima, a Parigi, nei confronti di Thibaud Simphal, direttore generale di Uber Francia e di Pierre-Dimitri Gore-Coty, direttore di Uber per il Nord Europa accusati di pratiche commerciali illegali.

La Corte di Cassazione francese ha argomentato e recentemente è stato ribadito dalla Corte Costituzionale transalpina, che il discrimine sia costituito dalla natura della dazione di denaro che accompagna il servizio. Se essa si ferma a un rimborso spese, il trasporto è lecito e inquadrabile come "trasporto di cortesia", se invece essa è maggiore costituisce una remunerazione, e quindi si è in presenza di un vero e proprio servizio, nonché contratto, di trasporto. Se vi è un servizio di trasporto vero e proprio, i conducenti e i gestori devono sottostare a tutte le relative norme del Codice della strada - in particolare quanto a omologazione dei veicoli - e delle Leggi speciali in materia.

 

  SPAGNA - CHIUSO IL SITO DI UBER

26 dicembre 2014

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E’ iniziato il processo di attuazione delle misure precauzionali decise dal tribunale lo scorso 9 dicembre. Il tribunale del commercio sta eseguendo l’ordine di divieto dei servizi Uber nel nostro Paese, ordinando di rispettare le misure precauzionali adottate lo scorso 9 dicembre, compresa la chiusura del suo sito web e le applicazioni mobili. Secondo fonti giuridiche, sono iniziate le pratiche di invio degli ordini di esecuzione effettiva alle aziende di telecomunicazione, banche e a Uber stessa per la chiusura dei loro servizi in Spagna.
Tra le misure adottate dal giudice lo scorso 9 dicembre (di cui viene imposta l’esecuzione chiudendo il suo sito web e le applicazioni mobili) c’è il divieto operativo in tutto il paese e anche l’obbligo per le banche e le imprese di telecomunicazioni di interrompere la collaborazione lavorativa con la società Uber.
Secondo fonti informate della Corte Suprema di Madrid, il giudice “ordina di cessare immediatamente ogni tipo di rapporto lavorativo e di pagamento con la società Uber “.
Queste stesse fonti hanno anche confermato che Uber è citata nel procedimento come imputato.

 

  UBER COSTRETTA A SOSPENDERE IL SERVIZIO ANCHE IN PORTOGALLO
29 aprile 2015
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Il tribunale civile di Lisbona accoglie il ricorso presentato contro la sigla di San Francisco per violazione delle regole sulla concorrenza.

Anche il Portogallo mette le ganasce a Uber. Il tribunale civile di Lisbona ha infatti accolto il ricorso presentato contro la sigla statunitense dell'offerta di trasporto automobilistico privato, per la violazione delle regole sulla concorrenza. Una sconfitta su tutta la linea, dal momento che la sentenza dispone "la chiusura e la proibizione in Portogallo delle prestazioni e l'aggiudicazione del servizio di trasporto di passeggeri in veicoli commerciali, sotto il nome di Uber o qualsiasi altro che abbia identiche finalità". Il velo cala anche sul sito internet che l'azienda ha aperto nel paese iberico e sui meccanismi di transazione bancaria che erano associati all'applicazione con cui i passeggeri potevano richiedere di potersi spostare a bordo di vetture private.

 

  UBER ILLEGALE ANCHE IN BELGIO, TRIBUNALE ORDINA LO STOP

24 settembre 2015

BRUXELLES - Anche il Belgio mette al bando Uber. Il tribunale del commercio di Bruxelles ha dichiarato oggi il servizio UberPop illegale, e ha ordinato alla società di mettersi in regola con la legislazione belga entro 21 giorni, pena un'ammenda di 10.000 euro per ogni infrazione, fino ad un massimo di un milione di euro.

Uber ha annunciato che farà ricorso contro la decisione del Tribunale, che si è pronunciato in seguito alla denuncia di una società di taxi di Bruxelles.

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  UBER ACCUSATO DI AVER VIOLATO LA LEGGE DANESE

8 maggio 2015

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La polizia di Copenaghen ha confermato che la denuncia delle compagnie dei taxi contro uber ha portato ad accuse preliminari contro la società americana.

Quando il servizio uber ne ha annunciato il lancio a Copenaghen nel mese di novembre 2014, un gruppo di tassisti danesi ha immediatamente presentato una denuncia alla polizia dell'autorità dei trasporti danese ed al ministero dei Trasporti.

Dopo aver esaminato la denuncia, la polizia di Copenhagen ha ufficialmente incriminato la società con sede a San Francisco di aver violato le leggi sul funzionamento dei taxi in Danimarca.

 "Crediamo che uber abbia violato la legge e, pertanto, li abbiamo denunciati, questo è il punto al momento attuale", ha dichiarato il commissario Bertel Hejlesen a Berlingske business. Le autorità giudiziarie di Copenhagen esamineranno ora la fondatezza delle accuse preliminari contro uber per determinare se vi sono elementi sufficienti per portare il caso in tribunale.

Uber ha sostenuto che non è una compagnia di taxi, ma piuttosto un programma ridesharing e, pertanto, non dovrebbe essere tenuto agli stessi obblighi come gli altri nel settore dei taxi.

 

SVIZZERA - "TUTTI GLI UTENTI UBER IN ATTIVITÀ SARANNO DENUNCIATI"

9 giugno 2015

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Undici città, tra cui Losanna, segnalano che tutti i conducenti che offrono i servizi UberPop dovranno avere una licenza professionale

È con un accordo intercomunale che undici entità della regione losannese hanno deciso oggi di prendere provvedimenti contro gli autisti non professionisti, che offrono cioè un servizio di trasporto di persone dietro remunerazione, sul loro territorio.

"Gli individui che forniscono servizi attraverso piattaforme elettroniche di tipo UberPop devono rispettare gli stessi requisiti dei tassisti", afferma il nuovo accordo.

Come riferisce 20minutes, secondo Marc Vuilleumier, consigliere comunale losannese, questi automobilisti devono avere una licenza professionale ed essere guida di un veicolo autorizzato. Insomma, essere tassisti.

Prima della realizzazione delle misure annunciate, l'associazione dei comuni intende condurre una campagna di informazione di dieci giorni. "Dopo di che saranno denunciati gli automobilisti incriminati", avverte Marc Vuilleumier.

20 minutes ha cercato di contattare i responsabili di Uber, senza avere successo.

 

  UNGHERIA, SOLO TASSISTI POTRANNO FORNIRE SERVIZIO UBER

26 giugno 2015

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Il decreto entrerà in vigore nel 2018

Solo i tassisti muniti di regolare licenza potranno fornire un servizio ai clienti richiesto attraverso i telefoni cellulari: il governo ungherese ha in tal modo regolato la spinosa questione di Uber dopo le proteste dei tassisti.

Il decreto - che entrerà in vigore nel 2018 - di fatto non mette al bando il servizio, ma ne regolamenta l'uso e di fatto ne limita la forniture ai tassisti. Dopo lo sbarco di Uber in Ungheria, nel 2014, l'utilizzo dei taxi aveva fatto registrare un netto calo grazie ai prezzo minori del servizio via app.

 

COREA DEL SUD - IL FONDATORE DI UBER INCRIMINATO COME 'TASSISTA ABUSIVO'

Per i magistrati sudcoreani, Travis Kalanick, il Ceo della startup californiana, è responsabile di esercizio abusivo della professione.

24 dicembre 2014

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Travis Kalanick, fondatore e ceo di Uber, è stato incriminato in Corea del Sud per esercizio abusivo della professione di tassista. Rischia fino a due anni di prigione e una multa di 20 milioni di won, equivalente a 15 mila euro. Secondo la procura di Seul, il servizio di noleggio auto con conducente via app è illegale. Per i magistrati sudcoreani, Travis e il partner coreano della società (anch’esso incriminato) hanno violato la normativa locale che impedisce ai noleggiatori di auto di effettuare un servizio di trasporto passeggeri. A denunciare Uber era stata l'amministrazione di Seul, secondo la quale la startup californiana non garantisce la sicurezza dei passeggeri e fa concorrenza sleale ai tassisti muniti di licenze.

  Uber è stata multata anche a Taiwan per attività illegale. In questo caso perché si è registrata a Taipei come società senza specificare la natura di trasporto pubblico del servizio offerto. Le multe applicate a Uber sono 30, per un valore di 2,55 milioni di dollari di Taiwan, pari a circa 66.500 euro. Le autorità hanno anche multato 33 autisti di Uber.

 

  UBER: NON FORNISCE DATI. MULTA DA 7,7 MILIONI DI DOLLARI IN CALIFORNIA

16 lug 2015

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Mega multa dal 7,3 milioni di dollari per il servizo taxi alternativo Uber in California.

L'ammenda e' stata comminata per la mancata diffusione di dati relativi alle sue pratiche, dal numero degli incidenti all'accessibilita' dei suoi veicoli per i disabili, condizione imposta per operare nello stato americano. Il portavoce di Uber, Eva Behrend, in un comunicato ha definito la multa "profondamente deludente" e ha annunciato un ricorso. "Uber ha gia' fornito un numero consistente di dati alla Public Utilities della California: informazioni che abbiamo fornito altrove senza problemi", ha affermato indicando che la diffusione di ulteriori dettagli comprometterebbe la privacy dei passeggeri e dei guidatori.

 

 

 

 

ANALISI

 

UNWOMEN ANNULLA LA PARTNERSHIP CON UBER

"Il piano senza precedenti per promozione dell'uguaglianza di genere" di Uber perde un sostenitore chiave.

Johana Bhuiyan

20 Marzo 2015

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La partnership di Uber con UN Women è durata poco più di una settimana.

Otto giorni dopo l'alleanza tra Uber e UN Women, dopo che Uber aveva fatto un'audace promessa di creare 1 milione di posti di lavoro per le donne sulla sua piattaforma di ridesharing entro il 2020, l'organizzazione della parità di genere ha abbandonato l'iniziativa.

Rispondendo in pubblico dopo il clamore conseguente alle procedure di mancata sicurezza di Uber nei confronti delle passeggere, il direttore esecutivo delle Nazioni Unite Women Phumzile Mlambo-Ngcuka ha annullato la collaborazione dell'organizzazione con la società.

"Voglio assicurare che non solo stiamo ascoltando, siamo allineati", ha detto Miambo-Ngcuka in un discorso. «E voglio anche assicurare che le donne delle Nazioni Unite non accetteranno l'offerta di collaborare alla creazione di posti di lavoro con Uber."

La decisione delle donne delle Nazioni Unite di non andare avanti con la collaborazione con Uber dopo appena sei giorni è avvenuta dopo che la Federazione Internazionale dei lavoratori dei Trasporti ha inviato una lettera aperta che esprimeva preoccupazione per i tipi di opportunità economiche Uber avrebbe fornito.

"Classificando gli autisti come imprenditori indipendenti Uber nega le protezioni di base, dalla paga al salario minimo, dall'assistenza sanitaria ad altri benefici. Le donne già costituiscono un'elevata percentuale della forza lavoro precaria e l'aumento di lavoro senza tutele contribuisce in modo significativo allo sviluppo economico deresponsabilizzato e di emarginazione delle donne in tutto il mondo. "

 

HOW UBER PLAYS THE TAX SHELL GAME

Brian O'Keefe, Marty Jones

Come Uber pratica fiscalmente il gioco delle tre carte

22 ottobre 2015

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TAXI VS UBER: LOTTA PER UNA TRASPARENZA LEGISLATIVA

Silvana De Luisa

21 giugno 2016

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UBER E AIRBNB MINANO LA DEMOCRAZIA

Tom Slee

26 maggio 2016

  http://tomslee.net/

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IL VIRUS LETALE DELLA CONDIVISIONE

Benedetto Vecchi

18 febbraio 2016

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IL LATO OSCURO DELLO SHARING

Pochissime regole. Niente garanzie. Troppe sorprese. Da Airbnb a Uber, vengono al pettine i nodi dei servizi offerti da privati su piattaforme on line. Con tanto di class-action

Alessandro Longo    

9 marzo 2016

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LE FANTAINTERVISTE

Abbiamo incontrato Philip Wade, economista inglese, prima allievo di Federico Caffè a Roma, poi strategist in una delle più grandi banche d’affari americane, oggi professore ordinario al Birkbeck College. In un momento in cui il Vecchio Continente naviga a vista, in balia di spinte centrifughe, ci concentriamo sulla periferia italiana e finiamo col parlare di Uber e di deflazione. Sullo sfondo, un fiume torbido che è sul punto di straripare.

5 febbraio 2016

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IL MODELLO ECONOMICO DELLA SILICON VALLEY NON FUNZIONA PIÙ

intervista a Douglas Rushkoff

2 marzo 2016

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PAGHE BASSE E PIU' TRAFFICO IL LATO MENO SMART DI UBER

Mario A. Maggioni, Ordinario di Politica Economica Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

19 maggio 2016

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Evgeny Morozov

BIG DATA: "MENO REGOLE E MENO TUTELE, È UN'ECONOMIA PRE-CAPITALISTICA"

14 Dicembre 2015

Si stanno sgretolando i pilastri della socialdemocrazia che ha fornito stabilità al capitalismo. Ora la massiva circolazione delle informazioni lascia lavoratori e consumatori in balìa dei big della Silicon Valley. L'analisi del sociologo Evgeny Morozov

di Federica Meta

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L'INNOVAZIONE E' OSTAGGIO DEL GRANDE CAPITALE

... Uber è l’esempio perfetto di un’azienda che ha potuto espandersi a livello globale grazie all’incapacità dei governi di tassare le aziende tecnologiche e i giganti della finanza. Uber ha così tanti soldi perché i governi non ne hanno più. Invece che finire nelle casse pubbliche, il denaro viene parcheggiato nei conti offshore della Silicon Valley e di Wall street...

24 febbraio 2016

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L'ERA DEL POPULISMO TECNOLOGICO

... Dal punto di vista ideologico la Silicon valley sta occupando gli spazi tradionalmente riservati ai populisti di destra...

25 gennaio 2016

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LEGISLAZIONE E MERCATO: CHI ARRIVA PRIMA NELL’EPOCA DELLA SHARING ECONONOMY? LO STRANO CASO DEL TPL NON DI LINEA

Marco Giustiniani

29 ottobre 2015

 

CHI FERMERÀ UBER? I TRIBUNALI O I MERCATI?

Andrea Cesaretti

27 maggio 2015

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... e intanto Warren Buffet non investe in Uber

 

I LATI OSCURI DELLA SHARING ECONOMY

Nicola Melloni

30  ottobre 2015

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QUEL GRAN MALINTESO DELLA SHARING ECONOMY

Riccardo Staglianò

19 ottobre 2015

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MA IL FINE ULTIMO DI UBER E' LA PRIVATIZZAZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

7 ottobre 2015

Jathan Sadowsky, Karen Gregory

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IL LAVORO IPERFLESSIBILE È IL FUTURO O UN RITORNO AL PASSATO?

COSÌ AMAZON FLEX E LA GIG ECONOMY RISVEGLIANO L’HOMO ERECTUS CHE È IN NOI

Carlo Muzzarelli

6 Ottobre 2015

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ECONOMIA ON DEMAND: IL RITORNO DEI BRACCIANTI

Valentina Pasquali

16 giugno 2015

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LE APP INNOVATIVE SONO UNA MANNA A PATTO CHE RISPETTINO LE REGOLE CIVILI

Sergio Luciano 

28 agosto 2015

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UBER, AIRBNB E LE ALTRE: I LATI OSCURI DELLA SHARING ECONOMY

Nicolò Cavalli

24 agosto 2015

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BASTA ODIO VERSO I TAXISTI

Enzo Tarsia

18 giugno 2015  

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UBER, TAXI E LOTTA DI CLASSE

Carlo Formenti

28 giugno 2015

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Claudio Giudici – Presidente Uritaxi Toscana

CARO FELTRI, MA SU UBER E TAXI FA TUTTO DA SOLO? LETTERA APERTA AL VICEDIRETTORE DE IL FATTO QUOTIDIANO

6 giugno 2015

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LA SHARING ECONOMY E UBER SONO UNA NUOVA BOLLA?

21 maggio 2015

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DA UBER AD AIRBNB, PERCHÉ LA SHARING ECONOMY NON CREA VERI POSTI DI LAVORO

Biagio Simonetta

25 maggio 2015

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Vittorio Bertola

PERCHÉ UBER NON È IL PROGRESSO

26 maggio 2015

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LETZGO, RIMBORSAMI UN CAFFÉ

19 giugno 2015

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I PIFFERAI MAGICI

Sette - Corriere della Sera - Editoriale

Pier Luigi Vercesi

1 agosto 2014

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CASO UBER: PERCHE' HANNO RAGIONE I TAXISTI

Aldo Giannuli

luglio 2014

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UBER E LE TASSE DEI “TASSISTI PER CASO”

Dario Stevanato

24 aprile 2015

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DALLA FRANCIA L'ATTACCO ALLA APP UBER: ECCO COME RIESCE A PAGARE MENO TASSE

Caso Uber, l'inchiesta dalla Francia: un gioco a incastro tra quattro società con sedi in paradisi fiscali

23 maggio 2014

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Riccardo Ruggeri

 

NON MI ECCITA LA CONCORRENZA ALLA BEZOS (AMAZON) O ALLA KALANICK (UBER) DUE TIZI CHE VIVONO DI TANGENTI

2 luglio 2014 

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UBER È IL FUTURO? OK, SI FACCIA UNA LEGGE, SI RISARCISCANO I TASSISTI E SI CHIEDA AGLI AUTISTI DI UBER CIÒ CHE ADESSO SI IMPONE AI TASSISTI

30 giugno 2015

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UBER VA BENE MA A UNA CONDIZIONE

Che la società ed i driver siano sottoposti alla legislazione fiscale degli altri operatori

4 maggio 2016

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Guido Viale

UBER: PRECARIATO E STRAPOTENZA

21 maggio 2014

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UBER: MULTINAZIONALI E MOBILITÀ DEL FUTURO

26 maggio 2014

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UBER E LIBERALIZZAZIONI, CONCORRENZA CHE AMMAZZA LE IMPRESE

Lucio Di Gaetano

28 maggio 2014

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DISCRIMINATI DALL’ALGORITMO DI UBER?

Giovanni Boccia Artieri

28 maggio 2015

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LA SHARING ECONOMY E LA SICUREZZA ECONOMICA
Andrew Spannaus
10 settembre 2014

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MA UBER È VERA INNOVAZIONE?

Ilaria Maselli e Marco Giuli

31 marzo 2015

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ACCUSE DI STUPRI, RAPIMENTI, OFFESE, SORVEGLIANZA ILLEGALE: IL FRONTE ANTI UBER SI ALLARGA

Paolo Pontoniere

25 novembre 2014

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UBER E SHARING ECONOMY, NON È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA

Giuseppe Baselice

6 giugno 2015

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ABUSIVI STRANIERI

 

PULMINI DALLA SLOVENIA: 40 AUTISTI FANNO CONCORRENZA AI NOSTRI TAXI

I trasportatori della Cna chiedono alla Finanza di intervenire: «Attività scorretta»

di Elisio Trevisan

14 Maggio 2015

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Mestre - Parlano perfettamente l’italiano, sono bravi, costano la metà. Perché uno dovrebbe prendere un pullmino o un taxi veneziano che costa il doppio? Da noi ci sono circa 140 licenze di noleggio con conducente e più o meno altrettante di taxi, ma da un anno sono apparsi circa 40 pulmini con targa slovena piazzati in pianta stabile soprattutto all’aeroporto, al porto e in stazione. E sono in continuo, costante aumento.

«Rischia di riprodursi e diffondersi una sorta di nuovo fenomeno-Tronchetto, con operatori abusivi e decine di minibus che esercitano in pianta stabile l'attività di navetta e trasporto passeggeri. A tutto danno degli imprenditori regolari» denuncia Massimo Fiorese, responsabile del settore Trasporto persone per la Fita-Cna, l’organizzazione di categoria dei trasportatori locali che ha segnalato la cosa alla Guardia di Finanza e ha chiesto un incontro anche alla Polizia stradale: «I colleghi imprenditori minacciano di licenziare tutto il personale e portare le navette all’estero, mettere targhe slovene e tornare a lavorare qui».

La Guardia di Finanza non gli ha dato molte speranze: «Ci dicono che incontrano mille difficoltà perché c’è poca collaborazione con la Slovenia, quindi i tempi sono lunghi». La Legge quadro del settore, recepita dalla normativa regionale, impone che l’inizio e la fine del servizio avvengano presso l’autorimessa del vettore, quindi vieta il libero cabotaggio. Questo significa che le ditte slovene possono andare su e giù dal loro Paese ma non stazionare a Venezia. «E invece hanno visto l’affare e hanno piazzato decine di pullmini qui in pianta stabile, e se qualcuno li ferma esibiscono una licenza internazionale che abbiamo tutti.

Solo che se andiamo in Germania e ci piazziamo lì, come fanno loro da noi, ci prendono per un orecchio e ci buttano fuori» continua Fiorese che parla chiaramente di «concorrenza sleale e insostenibile: non hanno partita Iva in Italia e quindi sono sconosciuti al nostro Fisco, il loro personale costa metà del nostro, basta solo fare la differenza tra quanto paghiamo noi di contributi e quanto pagano in Slovenia; inoltre il carburante lo pagano meno, non pagano il bollo e pure l’assicurazione costa molto meno».

Fino a qualche giorno fa persino nel sito di Save, la società di gestione dell’aeroporto Marco Polo si trovavano i collegamenti ai loro siti internet, «poi abbiamo protestato e speriamo li tolgano per sempre. Ad ogni modo si propongono anche alle agenzie e, offrendo metà prezzo o addirittura in nero, chiaro che trovano quanti clienti vogliono».  

 

 

 

 

LA QUESTIONE ROMANA

 

AL VIA IL PROCESSO PER TRUFFA LICENZE NCC

30 giugno 2015

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Si è tenuta questa mattina (26-6), presso il Tribunale di Roma, l’udienza preliminare del processo per la maxi-truffa delle licenze Ncc, che in momenti differenti ha toccato anche le terre pontine, da Campodimele a Lenola. Al centro del caso, vetture a noleggio che, grazie a licenze formalmente rilasciate altrove, spesso in Comuni da poche centinaia di abitanti, svolgevano però il proprio servizio nella Capitale, contravvenendo alla legge.

In aula, oggi, anche il legale del Comune di Lenola, che nella vicenda delle licenze farlocche compare come parte lesa, pronto a richiedere sostanziosi risarcimenti in sede civile. Tra gli imputati, numerosi esponenti di cooperative romane di noleggiatori.

 

LICENZE NCC RILASCIATE A GRECCIO MA OPERANTI A ROMA: 67 SEQUESTRI

11 giugno 2015

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Autorizzazioni di Noleggio con conducente, notificati 76 decreti di avviso conclusione indagini e sequestrati 67 documenti di circolazione. Le misure sono state eseguite dai carabinieri, delle diverse Compagnie interessate, su delega della Procura di Rieti.

L'indagine partì nel 2011, dopo un esposto presentato dagli amministratori di Greccio, riguardo ai rilasci di licenze Ncc. Nel 2013, scattarono i primi sequestri, poi sospesi dal Riesame. All'epoca, venne indagato il comandante dei vigili di Greccio, Ennio Menichelli. In sostanza, l'accusa era quella di aver concesso licenze per Ncc a Greccio, ma chi ne usufruiva esercitava a Roma. Gli accertamenti e le indagini hanno portato ad emettere 76 avvisi di conclusione indagini verso altrettante persone, responsabili di abuso d'ufficio mentre al funzionario del Comune di Greccio sono stati contestati altre ipotesi di reato, quali falso materiale ed ideologico commesso da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni.

Sequestro delle licenze e notifiche sono stati eseguiti in diverse zone di Roma - dove gli Ncc abusivi operavano - ma anche nel Napoletano. E alcune di queste si sono svolte anche agli scali aeroportuali di Fiumicino e Ciampino.

 

IL CONSORZIO NCC DENUNCIA ILLECITI INTROITI COMUNALI PER CIRCA 10 MILIONI DI EURO ANNUI

21 luglio 2014

Luisa Novorio

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Molti Comuni marsicani nell'occhio del ciclone. Il Consorzio si attiva per sgominare le azioni di funzionari disonesti

Avezzano -  Con l'ottenimento della revoca dell'autorizzazione che il Comune di Cerchio ha indebitamente concesso ad un  imprenditore romano, il presidente del Consorzio NCC (Noleggio con conducente) della Regione Abruzzo, Gianni D'Amore,  ha sollevato la questione.

Si deve partire, innanzitutto, dal presupposto che le Amministrazioni Comunali dovrebbero rilasciare autorizzazione all'esercizio del servizio di noleggio vetture con conducente e di taxi extraurbano, in primis ai propri concittadini, con la verifica  che il rilascio dell'autorizzazione sia subordinato alla dimostrazione del possesso dei requisiti previsti con particolare riferimento alla disponibilità di apposita rimessa sul territorio comunale.

Ciò che si è verificato ed espanso a macchia d'olio, per la qual ragione il presidente D'Amore combatte, è che le concessioni vengono rilasciate ai conducenti che non svolgono l'attività nei comuni preposti, ed in particolare a piccoli imprenditori romani.

Presidente D'Amore alcuni dei soci del Consorzio hanno presentato esposto alla Procura di Pescara, come mai non si sono rivolti a quella di Avezzano?

Non mi fido della Procura di Avezzano, sono tre anni che gli esposti sono in stand-by. A Pescara le indagini si svolgono regolarmente e la procedura si determina celermente.

A Cerchio si è risolto il problema della revoca della licenza, quale Procura ha agito?

Il Consiglio di Stato, il quale ha anche condannato il trasgressore alle spese del Comune.

E' vero che è si è ottenuto l'intervento anche di un ufficio del Vaticano?

Si, verissimo. Grazie ad alcuni dirigenti del Vaticano siamo riusciti ad ottenere risultati positivi fino alla revoca, soprattutto nel pescarese, di indebite concessioni. Procederemo in egual misura nella Marsica. Non a caso il Consiglio di Stato ci ha dato ragione.

Presidente cosa intende fare?

Revocare tutte le licenze indebitamente date e far condannare tutti quei funzionari comunali che hanno supportato questa illegalità. Hanno speculato in modo abietto concedendo fittizi magazzini, riscuotendo  onerosi affitti.  Ricordo che è obbligatorio il ricovero dell'auto a fine servizio sul territorio comunale dove è stata rilasciata l'autorizzazione.  Se si fa quello che possiamo definire il conto della serva, c'è un movimento di circa 10 milioni di euro annui di introiti. Alcuni dei locali sono dati in affitto  per non meno di 1000 euro mensili.

Lei crede che si riuscirà a sgominare questa illegalità?

Se la Procura di Avezzano assegnasse alla Polizia Stradale le indagini, avendo questa  maggiori informazioni inerenti il settore, e non semplicemente ai Vigili della Polizia locale, forse tante, se non tutte le persone che intendono avviare questa attività, riuscirebbero nell'impresa. Da quattro anni si continua a portare avanti la lotta per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

Il Consorzio NCC della Regione Abruzzo si è costituito nel 2008 ed attualmente conta 67 soci sull'intero territorio regionale  di cui 15 nella Marsica, 10 dei quali ancora senza autorizzazione.

Questa irregolarità che alcuni Comuni hanno applicato a favore di non residenti, ha fortemente penalizzato, in un momento di così forte crisi,  i propri concittadini. E'  un incentivo alla disoccupazione locale, per fini personali di guadagno da parte di alcuni funzionari compiacenti  e disonesti.

Alcuni Comuni coinvolti sono: Avezzano (con ben 8 autorizzazioni assegnate), Capistrello, Castellafiume, Scurcola Marsicana, Tagliacozzo, Pescina, Magliano dei Marsi, Trasacco, Canistro.

Il Consorzio NCC, così come dichiarato dal Presidente Gianni D'Amore, si costituirà parte civile.

 

ROMA. “3MILA NCC FANTASMA NON AUTORIZZATI EVADONO 300 MLN ANNUI”. DENUNCIA CGIL

15 maggio 2014

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ROMA -  “3mila Ncc fantasma non autorizzati evadono 300 mln annui”. Denuncia Cgil. Gravitano sulla Capitale ogni giorno, secondo i dati forniti dalla Mobilità Romana, 10mila auto a noleggio (fissi e occasionali). Quelli registrati all’Agenzia delle Entrate sono 7mila. Restano 3mila Ncc “fantasma”, quelli calcolati dal sindacato Cgil Unica Taxi, che ha provveduto anche a una stima dei mancati entroiti per l’erario e, per la mancata licenza, di Comune e Regione.

Quasi 20 milioni di mancati incassi l’anno per Comune e Regione, e 63 milioni sfumati una tantum. Si aggiunge una maxi evasione fiscale stimata attorno ai 300 milioni di euro l’anno. (Riccardo Tagliapietra, Il Messaggero)

 

INCHIESTA NCC, SESSO E MAZZETTE «ESCORT GRATIS AI VIGILI URBANI PER EVITARE I CONTROLLI AGLI ABUSIVI»

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“Da sempre la categoria si batte e chiede a gran voce il ripristino della legalità su tutto il territorio nell’ interesse dei cittadini e dei conducenti di autopubbliche.

Questo non è che l’inizio di un percorso che dovrà portare alla luce le responsabilità dei corrotti e dei corruttori, che sono riusciti a entrare con metodi malavitosi  nel sistema di controllo. La magistratura e le forze dell’ ordine continuino a fare chiarezza sul fenomeno abusivismo e illegalità che premia i più disonesti e danneggia i lavoratori onesti.

Unica Filt – Cgil in collaborazione con le altre organizzazioni sindacali e associazioni di categoria valuterà se costituirsi parte civile.

UN.I.C.A. Filt – Cgil

Prostitute gratis in cambio di qualche soffiata per evitare i controlli. È una delle fotografie scattate dalla maxi inchiesta che arriverà a febbraio davanti al giudice dell’udienza preliminare, che vede coinvolte 26 persone tra noleggiatori, tassisti, dipendenti pubblici (di Roma, Bassiano, Sonnino e Fiumicino) e tre vigili della squadra vetture del Gpit (il gruppo pronto intervento traffico della polizia locale Roma Capitale, che ha il compito di controllare proprio le licenze di trasporto pubbliche), compresi tre funzionari della prefettura e un poliziotto. Uno spaccato della corruzione nella pubblica amministrazione capitolina, che racconta di presunte tangenti chieste dai vigili per garantire il rilascio di autorizzazioni Ncc e licenze dei taxi, delle mazzette pagate dagli autisti per ottenere favori per la cancellazione di multe e «spiate» sui controlli o i blitz in atto. Un’indagine che spiega (in parte) come sia possibile che nella Capitale, oggi, circolino decine di Ncc illegali. Altri con licenze di Comuni indagati per truffa, alcune ritirate. Moltissime provenienti da regioni lontane centinaia di chilometri, che dovrebbero entrare ogni giorno in città con precisi contratti d’ingaggio e invece lavorano stabilmente a Roma. Compresi tassisti abusivi, tornati (dopo gli ultimi blitz) a Termini.

LE TANGENTI

Si comincia con un tassista abusivo, finito nei guai per una vecchia inchiesta su un giro di cocaina trasportata da un gruppo di auto bianche. È lui nel 2008, mentre sconta la sua pena, a puntare l’indice contro i vigili Mario Ciliberto, Marco Croce del Gipt e Aldo Praino

 

LICENZE INTESTATE A DETENUTI E GARAGE ABUSIVI: ECCO I FURBETTI DEGLI NCC

Riccardo Tagliapietra

11 Settembre 2013

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ROMA - Licenze sospese, altre emesse sempre da Comuni fuori Roma e subito ritirate. Tante in odore di tangenti.

Decine sequestrate dalle Procure del centro Italia, che stanno indagando su un giro di falsi rilasci e mazzette. Eppure alcune di quelle targhe sono di nuovo al lavoro a Roma, montate su auto che caricano i turisti, li portano a spasso e presentano il conto. Perfino chi è finito sotto inchiesta per associazione a delinquere gira ancora in città con il suo minivan. La posta in gioco è altissima, milioni di euro l’anno, molti dei quali in nero. E il business dei noleggiatori fuorilegge non sembra cedere il passo. Le inchieste dei magistrati sono a macchia di leopardo, ognuna a se, ma unite tracciano un disegno complesso in cui Roma è un come fiore prosciugato del nettare, i soldi dei milioni di turisti che sbarcano nella Capitale. L’avidità ha i simboli di alcune cooperative con licenze «burine», ossia di fuori Roma, rilasciate da Comuni abruzzesi, campani, calabresi, siciliani, che operano senza regole.

LA CENTRALE ABUSIVA

Intanto perfino i sindacati e molti autisti regolari si sono improvvisati «investigatori», fornendo denunce circostanziate al Git, il gruppo di intervento traffico della polizia municipale. Dal gruppo è arrivata la risposta che non è cosa loro e di «rivolgersi all’autorità giudiziaria competente per territorio». Lo stesso gruppo, va ricordato, era finito al centro di un’inchiesta un anno e mezzo fa, culminata con l’arresto di due agenti della squadra vetture, Marco Croce 54 anni e Mario Ciliberti, 49, per corruzione: si facevano pagare per aggiustare i verbali e rilasciare licenze. Intanto oggi a pochi passi dagli uffici, lungo la Colombo è spuntato un deposito abusivo di Ncc provenienti tutti da fuori città, all’interno di un autolavaggio. All’interno una ventina di targhe: Quadri, Greccio, Sabaudia, Isernia in Molise, Montalto Uffugo nel cosentino, in Calabria. Da questi comuni le auto dovrebbero (per legge) partire con un contratto già prenotato e arrivare a Roma. Ma è tutto fittizio.

IL BUSINESS DEI COMUNI

Altre cooperative hanno licenze rilasciate da piccoli Comuni, come Vernole in provincia di Lecce. In questo caso l’autorimessa è ubicata presso un istituto di vigilanza pugliese, ma le licenze sono intestate a persone residenti a Fiumicino. Il Comune di Santomenna, nel salernitano, dice di non aver emesso alcun bando nel 2011, eppure ci sono «sue» licenze che lavorano regolarmente a Roma. Sant’Eufemia Maiella in provincia di Pescara, sulle licenze è chiara: il nuovo sindaco ha ravvisato parecchie irregolarità, i rilasci «non sarebbero proporzionati alle esigenze del Comune». A Villafranca in Lunigiana, paesino in provincia di Massa e Carrara, di 4.800 abitanti, dopo il rilascio di 61 licenze è intervenuta la Regione Toscana.

Un business con cui assestare i bilanci per i piccoli Comuni che ogni anno ricevono dai titolari delle licenze da 700 a mille euro per un parcheggio fittizio in un prato comunale, o un rinnovo (senza contare ovviamente quelli in cui l’amministrazione è indagata per tangenti). Ci sono pure autorimesse infilate in uno sgabuzzino, dove non entrerebbe nemmeno un motorino. Tra le curiosità, 10 licenze rilasciate da Ragusa, in Sicilia, intestate a cooperative rigorosamente romane e una trentina approvate dal Comune di Campodimele, in provincia di Latina, una ogni 20 abitanti.

 

FIUMICINO, SEQUESTRATE LICENZE NCC ERANO STATE RILASCIATE A CATANZARO

21 settembre 2013

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La Polizia di Frontiera dell’aeroporto scopre enorme frode: quasi 220 permessi emessi dai comuni di Cerva e Cicala. Gli autisti lavoravano con quei titoli a Roma.

Lavoravano a Roma e in aeroporto con le loro limousine nonostante fossero in possesso di una licenza rilasciata da un comune distante oltre 600 km. Dodici noleggiatori con conducente e undici funzionari del comune di Cerva, in provincia di Catanzaro, sono stati denunciati per frode e falso in atto pubblico. L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Frontiera dell’aeroporto di Fiumicino, coordinata dal dirigente superiore della V Zona Antonio Del Greco e dal primo dirigente Rosario Testaiuti, a caccia di abusivi nel settore del trasporto presso l’aeroporto di Fiumicino.

Grazie alla complicità di funzionari comunali, i soliti “furbetti” degli Ncc erano riusciti ad ottenere dal Comune di Cerva, mediante false attestazioni, autorizzazioni al servizio pubblico operando con continuità nella Capitale, seppure i permessi fossero stati rilasciati a oltre 600 km da Roma. La Polizia di Frontiera per questo motivo ha denunciato alla Procura della Repubblica di Catanzaro 11 funzionari del comune di Cerva e 12 noleggiatori procedendo al sequestro delle licenze.

L’attività fraudolenta, oltre ad assicurare notevoli vantaggi economici agli intestatari, procura un evidente danno agli operatori onesti del settore che vedono la saturazione del mercato oltre il reale fabbisogno del mercato.

Pochi giorni fa a Cicala, altro comune in provincia di Catanzaro, per lo stesso meccanismo di frode e falso in atto pubblico, erano state denunciate 137 persone e sequestrate quasi 200 licenze Ncc.

 

ABRUZZO/LICENZE TAXI NCC, ARRESTATE TRE PERSONE. «TANGENTI A DIRIGENTE COMUNALE»

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LANCIANO. Licenze facili in cambio di tangenti. L’ipotesi accusatoria è grave ma ripercorre pedissequamente il modus operandi già emerso dalle inchieste di altre procure.

La polizia giudiziaria della Procura di Lanciano ha arrestato questa mattina tre persone nell'ambito dell'inchiesta sulla regolarità delle licenze di noleggio con conducente (Ncc) rilasciate da alcuni piccoli comuni del comprensorio frentano tra cui San Vito e Treglio.

L'operazione scattata all'alba ha riguardato 3 persone, una di queste abruzzese e due di Roma: si tratta di due titolari di società di trasporto romane e un intermediario abruzzese. I loro nomi sono Fabio Falasca, di Roma, 45 anni, titolare della Blu CAR autonoleggi, Agostino Forte, di Roma, 45 anni, titolare della Airport Shuttle Bus e Sebastiano Di Maria, 42 anni, di Manoppello.

Tra i reati contestati c’è l’associazione a delinquere e a vario titolo l’abuso d'ufficio, corruzione, falso ideologico e materiale in atti pubblici. In pratica si contesta la regolarità del rilascio delle autorizzazioni delle licenze di noleggio con conducente.

L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Lanciano Ruggiero Dicuonzo, e' partita un paio di anni fa da una denuncia dei tassisti di Roma ed e' stata portata avanti dalla Polstrada di Lanciano.

E’ una inchiesta che in parte si è sovrapposta a quella pescarese ed infatti i tre arrestati di oggi sono gli stessi già indagati dalla procura di Pescara.

Secondo l’accusa, i tre, che avevano contatti ramificati e diretti con amministrazioni comunali sia del Pescarese che del comune di Turrivalignani, avevano agganci anche nel territorio frentano.

IL DIRIGENTE COMUNALE

Il gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, ha respinto la richiesta di misure cautelari in carcere ma «riconosciuto come componenti dell'associazione a delinquere» anche Antonio e Angelo Bianco di San Vito Chietino, padre e figlio, come ha confermato anche il procuratore di Lanciano Francesco Menditto nel corso della conferenza stampa. Angelo Bianco, 55 anni, funzionario del comune di San Vito Chietino, firmava le licenze oggetto dell'inchiesta e secondo l'accusa avrebbe «intascato tangenti mascherate da affitti per il ricovero delle auto per decine di migliaia di euro».

Il territorio frentano si è dimostrato così un altro punto nevralgico nella concessione delle false licenze ed ha come epicentro il Comune di San Vito.

INCHIESTA PARTITA DA ROMA

Si tratta dell’inchiesta partita da Roma e poi per competenza distribuita alle diverse procure abruzzesi alcune delle quali hanno già operato arresti come a Pescara o soltanto denunce come a Teramo. Quello di oggi è il filone frentano ma pare che in tutto e per tutto il modus operandi era sempre lo stesso in quanto gli “imprenditori” romani evidentemente hanno trovato terreno fertile in Abruzzo.

Anche in questo caso (come già successo a Pescara) a fornire le basi (burocratiche), peraltro false, dell’aumento delle licenze sarebbero stati i Giochi del Mediterraneo (durati dieci giorni) che avrebbe dovuto portare frotte di turisti che non si sono mai visti.

Ed il gip infatti scrive che : «un numero elevatissimo ed assolutamente sproporzionato di licenze per il servizio di noleggio di autoveicoli con conducente, prendendo come pretesto per tale aumento indiscriminato l'approssimarsi dell'evento sportivo Giochi del Mediterraneo Pescara 2009».

Innescato il meccanismo per la moltiplicazione delle licenze si è poi compiuto l’ulteriore illecito di esercitare fuori dal territorio comunale (addirittura a Roma), cosa che la legge vieta.

EPICENTRO DEL TERREMOTO: IL COMUNE DI SAN VITO CHIETINO

«Le attività investigative si sono focalizzate soprattutto sul Comune di San Vito Chietino - scrive il gip nell'ordinanza - nell'ambito del quale, per effetto della delibera 4 del 17 marzo 2009 del Consiglio Comunale, le autorizzazioni da rilasciare erano elevate a ben 35 (rispetto alle 10 originarie), prendendo come pretesto per tale aumento indiscriminato l'approssimarsi dell'evento sportivo Giochi del Mediterraneo Pescara 2009».

Quella delibera, sottolinea il gip, fu «preceduta dal parere favorevole del responsabile del settore tributi e attività produttive, Angelo Bianco», il funzionario del comune di San Vito riconosciuto dal gip insieme al padre Antonio e ai 3 arrestati come componenti dell'associazione a delinquere.

«Non risulta che il comune di San Vito Chietino abbia provveduto a ridurre il numero di licenze al termine dei Giochi del Mediterraneo, cui l'aumento era stato apparentemente ricollegato», aggiunge il gip.

La Procura ha chiesto la misura cautelare in carcere per Angelo e Antonio Bianco, figlio e padre: il gip ha respinto la richiesta «perché non ha ravvisato le esigenze di custodia cautelare», hanno spiegato nella conferenza stampa il procuratore Francesco Menditto e il sostituto Ruggiero Dicuonzo, titolare dell'inchiesta, «ma ha pienamente condiviso l'impianto accusatorio. Angelo Bianco ha incassato tangenti mascherate per decine di migliaia di euro, occupandosi di reperire anche le rimesse finendo per indicare la casa dove abitava come ricovero per auto in regime di autocertificazione».

«AMMINISTRAZIONI DISTRATTE»

«Quando interviene la Procura nel settore della pubblica amministrazione», ha detto il procuratore Menditto, « vuol dire che non c'e' abbastanza attenzione all'interno della stessa amministrazione: con questo non voglio dire che ci sia collusione o gravissima negligenza, ma se ci fosse più attenzione, potremmo intervenire molto meno».

«Questo non riguarda solo i comuni di San Vito e Treglio», ha aggiunto, «ma tutte quelle amministrazioni coinvolte in questa indagine, che sono una trentina, non solo in Abruzzo ma anche in altre regioni d'Italia. L'Abruzzo non e' terra di conquista della criminalità, questo deve essere chiaro».

 

 

 

 

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