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MERCATO DELLE LICENZE

 

LICENZE TAXI: ECCO DOVE SONO UN BUON AFFARE

In Italia sono al centro di polemiche e rappresentano un settore chiuso. Altrove, invece, aprire un'azienda di tassì può essere un buon investimento: gli esempi di New York e Hong Kong

27 febbraio 2012 di Andrea Curiat

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In Italia sono una bomba politica ad orologeria. Negli Stati Uniti (e non solo), rappresentano una delle mode finanziarie del momento. Le licenze dei taxi, in alcuni Paesi, possono diventare un interessante investimento alternativo con un elevato rapporto tra rischi e rendimenti.

Un’indagine di Bloomberg mostra come il valore di una licenza da tassista a New York si sia rivalutata del mille per cento nel corso degli ultimi trent’anni. Chi ne avesse acquistata una per 2.500 dollari nel 1980, avrebbe potuto rivenderla per oltre 678mila dollari nel luglio 2011 e per oltre 700mila dollari nel gennaio 2012. Nello stesso periodo, per confronto, l’oro ha guadagnato solo il 181%, mentre un investimento immobiliare negli Stati Uniti si sarebbe rivalutato del 216 per cento.

Certo, trent’anni sono tanti. Ma anche se si considera un periodo più breve la rivalutazione è ancora da capogiro: l’apprezzamento dal 2004 al 2012 raggiunge il 190 per cento. E il capitale, nel frattempo, non resta certo inutilizzato; anzi, si può ben dire che se ne vada metaforicamente in giro per le strade della Grande Mela con il tassametro attivo. La prassi comune tra gli investitori, infatti, consiste nell’acquistare i medallion, le placche metalliche che permettono di adibire una vettura ad uso pubblico a pagamento, e offrirle poi in leasing ai tassisti. Il prezzo va dai 60 ai 150 dollari al giorno a seconda della città in cui si opera, il che garantisce un ritorno compreso tra 22mila e 55mila dollari l’anno al proprietario del medallion. 

Il boom dei prezzi newyorkesi è legato a diversi fattori: prima di tutto, è disponibile solo un quantitativo limitato di licenze (circa 13mila), un numero rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi decenni. Contemporaneamente, però, la popolazione di New York ha continuato a crescere e così la domanda di taxi. Ad oggi, i tassisti newyorkesi trasportano 240 milioni di passeggeri l’anno: quattro volte la popolazione dell’Italia. Non sorprende che l’unico periodo recente in cui le licenze di taxi abbiano perso parte del proprio valore sia stato in concomitanza con l’attentato dell’11 settembre. Nel corso degli anni è aumentato il numero di immigrati che arrivano negli Stati Uniti e affittano un taxi già provvisto di licenza per sbarcare il lunario.

Ma gli Stati Uniti non sono l’unica piazza in cui gli investitori hanno buon gioco ad acquistare e rivendere licenze con profitti record. Ad Hong Kong le dinamiche di crescita sono ancora più accentuate che non a New York. Il governo locale ha infatti messo in circolazione circa 18mila licenze e non sono previste nuove emissioni nel breve periodo.

Il costo per acquistarne una oscilla intorno ai 400mila dollari, ma il rendimento derivante dall’affitto è pari al 7% annuo e gli analisti stimano che la rivalutazione annua potrebbe probabilmente rivaleggiare con quella delle grandi città statunitensi.

In Australia, a Melbourne, le licenze costano circa 500mila dollari con un rendimento da leasing pari a 25mila dollari annui: un ritorno sull’investimento del 4,8% l’anno, senza contare la rivalutazione del capitale. A Sydney il prezzo d’acquisto scende a 372mila dollari e il rendimento sale al 7% l’anno.

Gli investitori italiani possono entrare su questi mercati attraverso broker stranieri e fondi specializzati, assumendosi però tutti i rischi del mercato. Prima di tutto, la crescita dei prezzi d’acquisto delle licenze potrebbe raggiungere livelli insostenibili portando i governi locali a nuove emissioni per ridurre i costi. In secondo luogo, le varie normative nazionali potrebbero cambiare andando in direzione di una liberalizzazione del mercato. Anche in tal caso i detentori di licenze potrebbero subire perdite ingenti in conto capitale. In alternativa, è possibile effettuare un investimento di più breve periodo acquistando azioni di società specializzate nel business del leasing di licenze di taxi. La statunitense Medallion Financial, per esempio, è quotata in Borsa e nell’ultimo anno ha completamente ignorato la crisi, sovraperformando gli indici di riferimento con un +36% sul Nasdaq.

Come sempre il giornalista "che di solito si occupa di altro" non ha capito niente. Propone sistemi di paesi in cui il "cumulo" di bersaniana memoria è un dato assodato. Con logico sfruttamento del tassista che paga per lavorare.

 

 

 

 

  CINA

 

“TARIFFE TROPPO BASSE” E I TASSISTI SCIOPERANO. MA RISCHIANO LA PRIGIONE

di Simone Pieranni

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In tutto il Paese il taxi è un mezzo molto popolare perché costa poco. Ma chi ha una licenza paga cifre molto alte per garantirsi l'auto. Ma la protesta ha poca pubblicità: negli anni scorsi chi ha criticato le autorità è finito in carcere per aver minato la "quiete sociale"

Da tempo in Cina, specie a Pechino, ci si interroga sulle ragioni della mancanza di taxi per le strade. Da un giorno all’altro è diventato difficile trovarne uno disponibile. Non si tratta di una domanda effettuata da pochi privilegiati, perché il taxi in Cina ha costi talmente bassi che ormai è considerato una specie di mezzo di trasporto popolare, specie di fronte ad una classe media urbana che aumenta ogni giorno. La corsa media infatti, non è quasi mai superiore ai due euro.

Da qualche tempo, anche a causa di frasi abbozzate dagli stessi tassisti, è cominciata a girare la voce che fosse in corso uno sciopero bianco: il tassista cinese, infatti, deve pagare una cifra mensile molto alta per garantirsi l’auto, cui va aggiunto un indennizzo a discrezione dell’azienda che lo assume. Le tariffe poi sono basse e il traffico delle città cinesi li spinge a lavorare sempre di più, ma a guadagnare sempre di meno. Così molti hanno scelto di protestare non usando l’auto, ma senza dire niente. Le motivazioni della scarsa pubblicità alla propria forma di protesta sono chiare: chi negli anni scorsi ha sfidato apertamente le autorità, dichiarandosi in sciopero, è finito in carcere con una condanna ad un anno per aver minato “la quiete sociale”.

Sono fatti che risalgono all’anno scorso e che negli ultimi giorni sono stati resi pubblici da alcuni media locali e ripresi poi da testate in inglese, come ad esempio il Global Times, un quotidiano solitamente su posizioni molto nazionalistiche e vicine al partito. Al fine di garantire un reddito di 5mila yuan (quasi 650 euro al mese) alcuni taxisti hanno affermato di lavorare 12 ore al giorno e di avere troppa paura di partecipare a qualsiasi protesta o sciopero: “Ho una famiglia da mantenere” ha dichiarato uno di loro.

La rivista di economia Caijing, ha riportato gli ultimi dati sugli scioperi dei tassisti, concentrati negli ultimi 4 anni: quelli di Chongqing sono scesi in sciopero nel mese di agosto del 2008 e furono seguiti dai conducenti di Sanya, ad Hainan, nel mese di novembre. Poi è toccato alla provincia dell’Heilongjiang, nel 2009, quella dell’Henan nel 2010 e quella del Fujian nel 2011.

“I tassisti che hanno organizzato lo sciopero sono stati condannati ad un anno di prigione, perché accusati di minare la stabilità sociale”, ha affermato un autista. Altri che sono scesi in sciopero sono stati puniti e la punizione sarebbe stata estesa anche ai luoghi di nascita dei leader della protesta, come spesso accade anche con i più temuti dissidenti. Altre persone collegate agli scioperanti, infatti, che in altri luoghi hanno fatto richiesta di diventare tassisti, sarebbero stati inseriti in una specie di “lista nera”.

La situazione è altrettanto difficile per i conducenti di Pechino, finiti nell’occhio del ciclone insieme alle autorità durante i giorni dell’alluvione. Quando il 21 luglio Pechino è stata colpita dalla pioggia più pesante degli ultimi sessant’anni, i tassisti sono scomparsi dalle strade. Quando ha smesso di piovere, molti di loro si sono presentati all’aeroporto di Pechino, secondo la testimonianza espressa su Weibo (il twitter locale) da molti cinesi, chiedendo ai passeggeri in direzione del centro, 500 yuan invece della tariffa normale di 60-70 yuan (meno di 9 euro). “Siamo spesso da biasimare, ha affermato un autista, come in questi casi durante l’alluvione, ma chi conosce realmente la nostra situazione e chi è disposto a parlare in nostra difesa?”

Secondo l’autista intervistato dal Global Times, il suo accordo con l’azienda che gli “affitta” l’auto gli consentirebbe di avere circa 5mila yuan al mese di stipendio. Ogni mese però deve pagarne 5900 all’azienda, compresa l’assicurazione, guidando 13 ore al giorno”. La cifra che riesce a tenere per sé sarebbe di 4mila yuan al mese, circa 500 euro.

Secondo Ma, il nome del conducente, il motivo principale degli scarsi guadagni, insieme ai soldi da pagare alla sua azienda, sempre più tassata a sua volta, è il traffico. Motivo per cui molti tassisti hanno deciso di “scendere” in strada solo nelle ore migliori, dal punto di vista della viabilità

Vedrete che tra un po' Massimo Giannini andrà a La7 dicendo: "Bisogna fare come in Cina!!!"  O magari come in Cambogia...

 

CINA: GUERRA AI TAXI ILLEGALI - 22 agosto 2012 di Romano Delfino

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In Cina 156 taxi non regolari sono stati distrutti dopo essere stati scoperti dalle forze dell'ordine locali: falsi i tassametri, false le insegne e falsi pure i tagliandi assicurativi.

In Cina oltre centocinquanta taxi non legali sono andati totalmente distrutti. Secondo la notizia riportata da Carnewschina, i taxi abusivi circolavano nella città di Hefei, il capoluogo della provincia di Anhui, che conta poco meno di quattro milioni e mezzo di residenti, ed erano travestiti completamente come taxi regolari: non solo le scritte e i colori, ma anche le insegne e addirittura il tassametro risultavano totalmente simili a quelli usati nei taxi legali.

Finti risultavano anche il tagliando dell’assicurazione e le targhe. Insomma, dalla Cina giunge una bella lezione di legalità, con le vetture non regolari che sono state totalmente smontate per impedire che fossero riusate.

Alcune operazioni di distruzione sono state compiute da tassisti regolari, che in tal modo hanno avuto l’opportunità di vendicarsi dei loro colleghi disonesti. In Cina la situazione dei tassisti risulta piuttosto complicata, nel senso che aprire e dare vita a una compagnia di taxi privata risulta virtualmente impossibile, visto che le compagnie esistenti appartengono ai governi locali o sono di proprietà statale. Anche sulla base di questa considerazione, dunque, si può spiegare la sollecitudine con cui quotidianamente le forze di polizia e le autorità nazionali e locali si mettono in cerca di tassisti abusivi e di taxi illegali.

I taxi sequestrati e poi distrutti sono stati centocinquantasei solo nella città di Hefei, ma non è da escludere che nei prossimi giorni un’operazione dello stesso genere possa essere portata a termine anche in altri centri della provincia. Le istituzioni locali, infatti, sono intenzionate a dichiarare apertamente guerra ai tassisti abusivi, che pure cercano di nascondersi in qualsiasi modo, apparendo in tutto e per tutto uguali ai tassisti veri. La distruzione dei loro mezzi rappresenta, evidentemente, un chiaro segnale mandato dal governo cinese: tolleranza zero, insomma.

Colpirne uno per educarne cento

 

 

 

 

SVIZZERA

 

NIENTE DA FARE, I TASSISTI ITALIANI POSSONO OPERARE IN SVIZZERA

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Il Consiglio federale risponde a un'interpellanza di Lorenzo Quadri

BERNA - I tassisti italiani hanno il diritto - per 90 giorni in un anno civile - di trasportare persone dall'Italia alla Svizzera e, su prenotazione, di venire a prenderle. Non sono invece autorizzati a trasportare passeggeri sul solo territorio elvetico (trasporti interni). È quanto precisa oggi il Consiglio federale, rispondendo a un'interpellanza di Lorenzo Quadri, deputato al Consiglio Nazionale della Lega dei Ticinesi.

Il consigliere nazionale leghista è preoccupato per il fatto che in Ticino i tassisti residenti subiscono la concorrenza, con sempre maggior frequenza, dagli NCC (noleggio con conducente) italiani. A suo modo di vedere, si tratta di "dumping", in quanto gli NCC italiani non sottostanno all'obbligo (in Italia non esiste) di munire i propri veicoli di un odocronografo, ossia dell'apparecchio che serve a certificare le ore di lavoro e di riposo.

Secondo Quadri, i tassisti italiani non possono svolgere trasporti interni su territorio elvetico, cosa che invece fanno regolarmente. Queste forme di concorrenza sleale da parte italiana - afferma - causano grosse difficoltà ai tassisti indigeni che operano in Ticino. Inoltre, l'Italia sanziona sovente i tassisti svizzeri che effettuano trasporti transfrontalieri, ciò che è invece legittimo.

Il Consiglio federale ricorda che, in un Accordo del 1999, la Svizzera e gli Stati membri dell'UE si sono impegnati ad agevolare, in favore dei cittadini delle due parti contraenti, la prestazione di servizi sui rispettivi territori. Queste disposizioni generali dell'Accordo si applicano anche ai trasporti di persone da e verso l'Italia da parte dei tassisti.

Il governo ricorda che i tassisti e gli NCC che effettuano trasporti transfrontalieri di persone a titolo professionale, impiegando veicoli immatricolati all'estero, sottostanno - come i colleghi svizzeri - alle disposizioni sulla durata del tempo di lavoro e di riposo, che sono tenuti a osservare. Per permettere alle autorità svizzere di verificare il rispetto di tali prescrizioni, i tassisti e gli NCC italiani devono tenere un libretto di lavoro. Il Consiglio federale ritiene che queste disposizioni siano sufficienti e adeguate.

In ossequio alla Convenzione di Vienna sulla circolazione stradale, la Svizzera non può chiedere ai conducenti italiani che effettuano trasporti transfrontalieri di persone a titolo professionale di equipaggiare il proprio veicolo con un odocronografo. Il Consiglio federale si impegna affinché i tassisti svizzeri possano esercitare la loro attività legalmente anche all'estero.

In caso di disparità di trattamento da parte delle autorità italiane preposte ai controlli, le autorità svizzere potrebbero intervenire. Il Consiglio federale rammenta tuttavia che le autorità ticinesi preposte ai controlli sono responsabili dell'osservanza delle disposizioni dell'ordinanza del 6 maggio 1981 sulla durata del lavoro e del riposo dei conducenti professionisti di veicoli leggeri per il trasporto di persone. Le violazioni vanno punite.

 

 

 

 

  SUDAFRICA

 

ALTRI OTTO MORTI NELLA GUERRA DEI TAXI

24 Maggio 2014

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Altri otto morti si sono aggiunti alla lista delle vittime della guerra fra associazioni rivali di autisti di taxi nell'area metropolitana di Città del Capo. Esponenti della categoria hanno fatto una marcia fino alla sede del governo provinciale per consegnare una petizione con la quale chiedono che una delle organizzazioni di operatori sia sospesa immediatamente, che i taxi senza licenza siano sequestrati e che una commissione d'inchiesta verifichi le accuse di inerzia rivolte alle autorità, accusate di non prendere provvedimenti per mettere fine alle controversie e alla carneficina. Le sparatorie fra operatori di organizzazioni rivali sono cominciate nello scorso gennaio. Fra le vittime "innocenti" una madre di 26 anni uccisa assieme al taxista appena scesa da un taxi per tornare a lavorare pochi giorni dopo aver dato alla luce un bambino.

 

 

 

 

  BULGARIA

 

IL NUMERO DEI TAXI A SOFIA POTREBBE ESSERE RIDOTTO A META'

25 Settembre 2013

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I tassisti: Usciremo in protesta per lanciare sassi contro il Comune

Il Consigliere comunale del partito DSB Vili Lilkov ha proposto di introdurre un limite al numero dei taxi a Sofia. Secondo lui Sofia dovrebbe seguire l' esempio di diverse metropoli come Londra e New York, dove il numero dei taxi e' stato ridotto fino a 3 per mille rispetto al numero degli abitanti.

Secondo Vili Lilkov, qualora il Comune introducesse un limite al numero dei taxi, sarebbe in grado di annunciare un concorso per vettori con requisiti più elevati verso le automobili e gli autisti stessi, che a sua volta migliorerebbe notevolmente la qualità del servizio.

I conti effettuati indicano che con un totale di 1,2 milioni di abitanti a Sofia dovrebbero rimanere 3600 automobili. Tuttavia, fino alla fine di agosto, 5641 taxi hanno ottenuto licenze per trasporto di passeggeri e secondo le informazioni informali il loro numero reale nella capitale e' pari a non meno di 7 – 8 mila.

Oltre a lasciare migliaia di tassisti disoccupati, qualora la proposta di Vili Lilkov venisse approvata, verrebbe provocato caos nel settore con il conseguente aumento del prezzo del servizio, spiegano le organizzazioni settoriali. "Come faranno a scegliere quali 3 mila di un totale di 6 mila taxi lasciare? E' a quanto ammonterebbe la tangente? " ha chiesto Kiril Rizov, Presidente dell' Organizzazione "Unione Taxi". Qualora tale proposta venisse approvata, dovreste vederci tutti i giorni forniti di sassi davanti al Comune, hanno dichiarato categoricamente i tassisti.

Ricordiamo che per poter regolamentare l' attività delle compagnie di taxi e per risolvere il problema con i prezzi eccessivamente alti dei cosidetti "taxi koparka" (taxi falsi, che imitano il logo di compagnie di taxi note, ma con prezzi di volte più alti), nel mese di maggio dell' anno scorso in tutte le regioni della Bulgaria sono stati introdotti prezzi massimi ammissibili per chilometro. Per l' area di Sofia il prezzo e' di 1.30 BGN per il giorno e 1,60 per le ore della notte.

 

 

 

 

  SPAGNA

 

CRISI ECONOMICA SPAGNA: ACCORDO TRA I TAXISTI E IL GOVERNO

27 luglio 2012

di Davide Baroni

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Oggi a Madrid i rappresentanti dei vari collettivi di taxisti hanno raggiunto un accordo con il Governo per il mantenimento del numero delle licenze

Il Ministero dei Trasporti e i rappresentanti della Confederazione dei Taxisti di Spagna, l'Unione Autonoma dei Trasporti su strada e del Mare (Uniatramc) e l'Unione Nazionale dei Taxi (Unalt), hanno raggiunto questo pomeriggio a Madrid un accordo per includere nella bozza della futura legge della Direzione del Trasporto Terrestre, un articolo che vincola esplicitamente la proporzionalità tra le licenze dei taxi e il noleggio di auto con autista.

Secondo il Ministero, quindi, il governo garantirà ai tassisti di mantenere la situazione attuale visto e considerato che a seconda del settore, circa 100.000 famiglie per settore vivono direttamente di quest'attività. I vari collettivi dei taxisti decideranno questo fine settimana se mantenere lo sciopero di 24 ore previsto per il 1° agosto, in concomitanza con l'inizio delle vacanze per migliaia di persone.

"E' un successo per tutti", ha dichiarato il Segretario di UNIATRAMC Pedro Mostaza che ha anche affermato che "molto probabilmente", dopo la riunione di domani si deciderà di cancellare lo sciopero del 1° agosto visto il buon esito dell'accordo.

 

 

 

 

 HONG KONG

 

IL CARO TAXI DI HONG KONG

Oltre 500 mila euro per la licenza - 460 mila euro per la licenza, oltre a un deposito cautelativo altrettanto milionario. Le licenze dei taxi di Hong Kong sono diventate un investimento finanziario. Manca solo che finiscano in borsa - 07 febbraio 2011

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Le licenze per guidare un taxi a Hong Kong sono così care che stanno diventando un settore per investimenti finanziari. Cinque milioni di dollari di Hong Kong (oltre 460.000 euro), con almeno un milione e mezzo di dollari di Hong Kong da versare subito solo come deposito, e' il costo astronomico che ha raggiunto una licenza per taxi nell'ex colonia britannica. Un prezzo che sta spingendo molti cittadini di Hong Kong a cambiare l'obiettivo dei loro investimenti, cercando di acquistare licenze, secondo quanto riferisce il quotidiano South China Morning Post. Fino a poco tempo fa la maggior parte delle persone in possesso di un po' di risparmi avrebbe scelto di acquistare azioni o magari un piccolo immobile. Ma ora la tendenza pare stia cambiando. Il mese scorso il costo di una licenza di taxi ha superato i cinque milioni di dollari di Hong Kong, più del 36% rispetto all'anno precedente. Secondo gli esperti, occorre comunque prudenza. Il rischio, infatti, potrebbe essere quello di una bolla, soprattutto considerando che la maggior parte degli acquirenti di questo tipo di licenza e' costituita da investitori che non hanno familiarità con l'industria. Chan Man-Keung, direttore di taxixchange.com, una grande piattaforma di trading per la licenza di taxi e broker di esperienza, ha detto che i taxi sono considerati un buon investimento, in particolare per i pensionati e le casalinghe. "Se sei un pensionato di 60 anni - ha detto Chan - hai solo una piccola chance di ottenere un mutuo per una transazione immobiliare. Al contrario il tasso di successo e' superiore al 90% se si tratta di una licenza di taxi". Mentre infatti le banche non sono autorizzate ad approvare prestiti ipotecari quando il rimborso mensile di un candidato costituisce più della metà del suo stipendio, le restrizioni sulle licenze dei taxi sono meno rigorose. Secondo Chan, anche calcolando le spese iniziali, l'investimento derivante dall'acquisto di una licenza e' di circa il 4,66%, un margine al momento più elevato di quello ottenibile attraverso, ad esempio, un investimento nel mercato immobiliare (assestato in media intorno al 3,73%). Spesso gli investitori sono vecchi guidatori di taxi che mirano a crearsi una loro "flotta"di taxi. Il Dipartimento per i Trasporti di Hong Kong ha smesso di concedere nuove licenze per taxi sin dal 1994, bloccando il numero a 18,138 con la metà di licenze in mano ad autisti di taxi e l'altra metà da società e rivenditori, il che contribuisce a mantenere alto il prezzo delle licenze.

 

 

 

 

  RUSSIA

 

LA RIVOLTA DEI TASSISTI CHE SPAVENTA MOSCA

NICOLA LOMBARDOZZI

LA REPUBBLICA - 26 luglio 2011

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Non ci sono riusciti i difensori dei diritti umani, né quelli che vogliono salvare le palazzine del centro dalle ruspe o fermare la costruzione di autostrade al posto di foreste secolari. E' probabile però che l' impresa di una vera manifestazione di piazza, che paralizzi il traffico di Mosca e scalfisca l' imperturbabilità del premier Vladimir Putin, riesca a una categoria meno nobile ma molto più decisa: i tassisti abusivi, spinti dallo spirito di sopravvivenza e da un favore popolare che sarebbe impossibile in molti altri paesi del mondo. Condannati, almeno teoricamente, all' estinzione da una ordinanza del sindaco che dal primo settembre prevede finalmente un rigido sistema di controlli e di licenze, i cinquantamila e passa tassisti "spontanei" di Mosca minacciano cortei selvaggi e il blocco delle strade della capitale, forti del loro numero e soprattutto dell' amore della gente che in stragrande maggioranza è schierata dalla loro parte. Il fatto è che Mosca, una delle più grandi e popolate città del pianeta, da quasi vent' anni non ha una vera e propria rete di taxi. Dalla fine del comunismo nel ' 91, disciolta l' azienda statale che forniva un servizio capillare e a buon mercato con le sue Volga giallo canarino, tutto è affidato all' improvvisazione nella assoluta assenza di regole. Particolare che, in un paese dominato da regole rigide e spesso ottuse, acquista tutto un fascino particolare. Da anni i moscoviti e gli sbalorditi turisti stranieri sanno che per andare da qualche parte non ci sono parcheggi speciali da raggiungere o centralini telefonici da chiamare. Basta mettersi sul ciglio della strada e fare il gesto dell' autostoppista. Pochi minuti e si fermerà un' auto, e il conducente contratterà al volo la cifra per la meta da raggiungere. Cifre basse, alla portata di tutti. Anche se non si è molto abili nel mercanteggiare si possono percorrere decine di chilometri con pochi euro. In cambio bisognerà accettare di salire su vecchie Zhigulì o Lada degli anni Settanta, tollerare gli scossoni dovuti ad ammortizzatori mai revisionati, e accettare con rassegnato spirito di sopportazione la frequente imposizione di musica caucasica a tutto volume imposta dalla autoradio di bordo. La maggioranza dei tassisti è infatti di origine uzbeka o tagika. Immigrati dalle ex repubbliche socialiste sovietiche dell' Asia. Lavorano giorno e notte, senza pause. Si cedono l' auto a giro tra a amici e parenti. Rispondono a un non meglio identificato racket che con gli anni si è fatto sempre più potente e sul quale nessuno ha mai voluto indagare. A completare la flotta di irregolari ci sono poi i moscoviti disoccupati, sempre di più, o semplicemente quelli che hanno bisogno di arrotondare un po' . In fondo è facile. I clienti sono tanti. E' come dare un passaggio. E ci si può pagare la cena e con un po' di fortuna anche di più. Tranne che agli stranieri di passaggio che proprio non riescono ad accettare la cosa, il fenomeno sta bene a tutti. Anche perché c' è una sorta di codice d' onore che finora è sempre stato rispettato: nessuna violenza, nessuna truffa, pochissimi screzi con i clienti. Anche nel cuore della notte, perfino nelle periferie più sperdute, il brivido del passaggio a pagamento non è di fatto pericoloso. Ecco perché l' idea del sindaco di adeguarsi agli standard internazionali non piace a nessuno. Secondo uno schema che appare assolutamente legittimo, il comune di Mosca pretende che gli autisti si dotino di auto revisionate, adottino un tassametro sigillato e verificabile, e addirittura che abbiano una patente valida per la Russia. Tutti particolari che taglierebbero fuori gli attuali tassisti moscoviti e che soprattutto alzerebbero e di molto le tariffe. La rivoluzione investirebbe anche le rare compagnie ufficiali che attualmente presidiano con meno di diecimila auto i grandi alberghi e gli aeroporti. Loro hanno già le insegne, perfino i tassametri, ma si ribellano alla "folle pretesa" municipale di una ricevuta obbligatoria e di un controllo medico quotidiano anti-sbornia per i loro autisti. La rivolta è dunque nell' aria e la protesta potrebbe giungere a sorpresa da qui a fine agosto. Il sindacato, anch' esso abusivo, ha già scritto una lettera a Putin mettendo in chiaro che l' aumento dei prezzi potrebbe mandare in bestia la gente già afflitta dalla crisi. Il premier tace. Ma è nel pieno di una difficile campagna elettorale per le politiche di dicembre e ci tiene agli umori della popolazione. Pare che siano già allo studio delle proroghe per salvare gli abusivi. La modernizzazione del paese, almeno per quanto riguarda i taxi, può attendere.

 

 

  EGITTO

 

VECCHI, SPORCHI E PERICOLOSI SI FERMANO I TAXI DEL CAIRO

LA REPUBBLICA

22 maggio 2009

 

La battaglia per le strade del Cairo è cominciata. E promette di essere lunga, rumorosa e trasgressiva. Non è la solita lotta per la sopravvivenza nel traffico di una delle metropoli più caotiche del mondo, né tantomeno il quotidiano braccio di ferro tra chi infrange le regole della strada e chi cerca di farle rispettare. L'ultima guerra che si è scatenata sui viale e nei vicoli della capitale egiziana l'hanno dichiarata i tassisti al governo: oggetto del contendere la direttiva con la quale le autorità hanno stabilito che entro tre anni tutti i taxi egiziani più vecchi di 25 anni dovranno obbligatoriamente essere rimpiazzati con auto più nuove. "Ridurre l'inquinamento e il numero di incidenti sono priorità non più rimandabili", è la linea del ministero dell'Interno che promette di ripulire le strade egiziane entro il 2011 da Dacia 1300 romene, Fiat 1300, Peugeot 504 e Shahins turche. Il provvedimento riguarda migliaia di taxi (40 mila nella sola capitale), ma per il momento solo cinquemila tassisti hanno dimostrato interesse a cambiare macchina. A chi rottamerà il vecchio mezzo i produttori garantiranno uno sconto fra le 2000 e le 5000 sterline egiziane (fra i 270 e i 670 euro circa) sull'acquisto di un'auto nuova, le banche mutui a tassi favorevoli e il ministero dei trasporti un finanziamento mensile e l'assegnazione di una campagna pubblicitaria da esporre sulle portiere: i proventi andranno direttamente al proprietario della macchina. Qualche settimana fa le prime auto nuove sono arrivare, i tassisti hanno capito che la legge, almeno in questa prima fase, non sarebbe rimasta sulla carta e per questo hanno cominciato a protestare. Walid, impiegato pubblico e, come secondo lavoro, tassista, è stato fra i primi a parlare con i giornalisti: "Guadagno 1000 sterline al mese guidando ed è il doppio di quanto prendo in ufficio. Non cambierò la mia macchina a meno che non mi forzino". "Lo stato dell'auto dipende dal proprietario e dall'autista, non dall'anno di produzione. La mia è degli anni 70 ma è in condizioni migliori di molte vetture nuove", ha insistito con i cronisti del settimanale Al Ahram un altro tassista, Ahmed Sayed. A prima vista il governo non sembra intenzionato a fermarsi. "I freni sono quasi distrutti. Le ruote possono staccarsi. Queste auto provocano un grosso numero di incidenti", ha detto commentando le polemiche Sharif Gomaa, del ministero dell'Interno. Ma un esperto della vita dei taxi cairoti come Khaled al Khamissi ritiene che ancora una volta la riforma non passerà. "Non perché non sia una buona idea - spiega - - ma perché, come spesso accade, l'applicazione è pessima. Le auto fra cui i tassisti possono scegliere per accedere ai finanziamento sono modelli cari e vecchi come la Lada russa. Tutti sanno che nel giro di due anni questa macchina sarà rotta e inquinerà tanto quanto quelle che hanno 30 anni". Al Khamissi sa di cosa parla: nel 2007 il suo primo libro ("Taxi, le strade del Cairo si raccontano"), storie ed aneddoti sulla vita quotidiana nella capitale egiziana vista attraverso i finestrini) vendette centinaia di migliaia di copie e fu ristampato sette volte. "È come provare a mettere il trucco sul viso di un morto per farlo sembrare più giovane, ironizza l'autore. Il governo vuole migliorare l'aspetto del Cairo e cosa fa? Propone modelli scadenti e costosi. E come pensano i tassisti possano pagarle? Non possono certo aumentare i costi delle corse che sono già tropo care per gli egiziani". Cosa fare allora? Al Khamissi non ha la sfera per vedere il futuro ma vive al Cairo da anni ed è certo che questa riforma, come tante di quelle che l'hanno preceduta, affonderà presto: "Questo è l'Egitto, conclude, le regole che valgono per altri paesi qui non funzionano mai"